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Satie e le malinconie d’autunno

Ieri sera, complice il cattivo tempo e il senso di rilassatezza che mi è letteralmente piombato addosso dopo aver saputo che, per allerta meteo, le scuole sarebbero rimaste chiuse l’indomani, ho stravolto i programmi serali e ho cominciato a fare zapping in tv.
Sì, lo so che giocava l’Italia ieri sera ma se non sono Mondiali di calcio è molto difficile che io segua una partita in tv. Non amo il calcio, non l’ho mai capito così come non capisco nulla di tecnica, di schieramenti, di tattica, per me è una lingua straniera che non imparerò mai. L’unica cosa che sono riuscita a comprendere bene in tutta la mia vita è il gol e tanto mi basta.
Quindi, non rientrando tra quei milioni di persone per cui tutto si ferma se in tv viene trasmessa una partita di calcio, mi sono messa alla ricerca di un programma alternativo che valesse quel tempo da trascorrere “impigiamata” pigramente sul divano. In verità, capita raramente che ne trovi qualcuno realmente interessante per cui lascio che la tv diventi il sottofondo ai pensieri o ad altre faccende in cui mi attardo la sera. Ma ieri sera, un po’ per il clima in cui siamo ormai immersi, per le notizie brutte che si susseguono a raffica tramite i notiziari nazionali e locali e il terrore di un possibile futuro lockdown che replichi le settimane di angoscia e preoccupazione vissute appena pochi mesi fa che ha privato un po’ tutti di sonno e serenità, avevo davvero voglia di leggerezza, anche per concludere una giornata che era stata davvero piena e movimentata pur non essendomi praticamente alzata dalla scrivania per tutto il pomeriggio.
E per rilassarmi e cercare per quanto possibile di non pensare, il risultato dello zapping mi ha fatto ritrovare su una rete locale “Al lupo al lupo”, film vecchiotto, del ’92 di e con Carlo Verdone.
Lo ricordavo bene, lo avevo visto al cinema quando era uscito nelle sale ma non ricordavo di averlo più rivisto in tv. Avrei potuto continuare lo zapping ma è stato come essere attirata da una calamita, da una forza quasi ipnotica che mi ha tenuta incollata a quel canale. Sicuramente la pellicola non rientra nei capolavori della settima arte, anzi. Lo ricordavo persino un tantino più bello (la gioventù produce seri danni in età avanzata e fa ricredere della propria stupidità) e averlo rivisto tanti anni dopo, non mi ha dispensato dalla constatazione di quanto fosse “primitivo” nella tecnica, quanto fosse poco dinamico il racconto, i dialoghi dei protagonisti o scandito con un ritmo oggi considerato inaccettabile. Ho trovato il film già iniziato e, pur essendo vecchiotto, ho immediatamente riannodato i fili del racconto e dei ricordi. Ero andata al cinema quando era uscito, me lo ricordo, nel lontano ’92. La prima cosa che ho pensato è stata – caspita ma davvero sono passati tanti anni? E cosa ho fatto in tutto questo tempo? Chi ero allora e chi sono oggi?
Non posso fare a meno di farmi domande quando soltanto oso guardarmi più in là di quell’istante appena vissuto.
Beh, chi ero lo so adesso che di anni ne ho tanti di più sulle spalle, a volte nemmeno sono tanto sicura ma mi ritrovo comunque e nonostante, nelle paure, nei ricordi, nei desideri e nei sogni di me giovane ma anche in quelle fragilità che mi sembra di avere appena superato e invece sono sempre in agguato, pronte a rispuntare al minimo segnale.
Ebbene sì, è ancora tutto dannatamente presente nella memoria, sopito, mai dimenticato.
Chi ero e chi sono, la strada fatta, gli errori commessi e la strada ancora da percorrere che si spera sempre sia ancora tanto lunga. E poi i sogni, quelli di allora e quelli di oggi, alcuni sempre uguali, altri ancora più forti perché ancora irrealizzati. Da qualche parte ho letto che devi desiderare che si avveri tutto tranne una sola cosa, quella che ti serve per continuare a sperare, per continuare a vivere, per lasciare aperti gli occhi che devono sognare, perché i colori bui di questi giorni declinino all’azzurro, per me il colore della gioia e della serenità.
Di quel film ricordavo tutto, la storia, i personaggi, l’epilogo finale e soprattutto la musica, quella in particolare: Satie e Gymnopedie.
Ipnotizzata la prima volta che l’ho ascoltata non ho mai smesso e di tanto in tanto la riascolto. Potere di YOU TUBE che ti fa ritrovare in men che non si dica ciò che è sempre lì immobile ma in movimento continuo, per quelle come me che riprendono sempre discorsi lasciati in sospeso perché le conclusioni mi mettono tristezza, perché ciò che finisce smette un po’ di essere, perché se lo lasci lì hai sempre, prima o poi, l’occasione di ritrovarlo e farci anche i conti.
E solo la musica può fare questo effetto, quando posso perdermi in quel mondo solo mio, tra un misto di ricordo, di sogno e realtà, proprio come quando ero bambina e la vita era ancora una scoperta tutta da fare. Ho atteso per tutto il film il momento in cui Sergio Rubini si siede al piano e suona questa melodia. Io sono un po’ così, è la musica a farmi questo effetto e, nell’attesa dell’attimo preciso, ho ripercorso la mia vita da allora a oggi.
Ho ritrovato le paure, i desideri ma soprattutto i sogni. Non ho mai smesso di sognare a occhi aperti o sulle note di una melodia così malinconica, malinconia che conosco bene, che porto dentro e fuori e che saltuariamente mi colora gli occhi verdi di sfumature che tendono al grigio. E la amo, accetto che sia lei a portarmi lontano, dove non posso più essere ma dove sono già stata.
La musica, da sempre colonna fondante della mia vita e un musicista che non conoscevo mi hanno spalancato le porte dell’anima e mi hanno permesso di sognare a occhi aperti anni fa e ancora continuo a farlo in una fredda e umida serata autunnale.

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