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Sbarre

Sono chiusa qui da anni.
Non mi lamento, infatti la stanza è arieggiata, grazie ad una grande finestra, purtroppo serrata e saldata dalle sbarre.
La mia prigione è posta molto in alto, e questo mi permette di vedere lontano e di ammirare il cambio delle stagioni, almeno. Sono fortunata, non è uno stambugio questo luogo.
Non sento mai rumori intorno a me, eppure non dovrei essere l’unica costretta a stare qui.
Chissà che si saranno inventati per far sentire tutti noi più soli.
Mi sono abituata, e non lo avrei pensato, al silenzio quasi perenne, e credo che ormai, se uscissi, sarei infastidita da ogni baccano, chiasso, voce.
L’unico desiderio sarebbe quello di volare, se ne fossi capace e una breccia me lo permettesse.
La mia finestra mi consente anche la vista su un cortile e, molto più in là, di campagne e strade sconosciute.
Non so dove io mi trovi, che città sia ad ospitarmi, che nome porti e che gente vi abiti. Forse non c’è nessuno. E’ probabile. Sono rimasti solo loro…

Per passare il tempo guardo fuori, assisto ad ogni esercitazione, dentro e fuori dalla roccaforte.
La gerarchia non è molto varia, il capo è uno solo, e non dà tregua ai suoi sottoposti.
La cosa strana è che non li riconosco quasi mai da un giorno all’altro, sembrano gli Immortali dell’esercito persiano: non valevano per sé ma solo per la funzione che svolgevano. Via uno, sotto l’altro. Rimpiazzati!

Ed ecco che soldati marciano sull’asfalto: inflessibili, non girano mai il capo.
Attendo che qualcuno inciampi. Come fanno a non cadere, se lo sguardo è fisso verso un solo orizzonte, non guardano la terra, non guardano il cielo, non guardano chi sta loro accanto, di fianco?
Li osservo nelle divise rigide, impettiti e fieri della loro andatura anonima.
Un uccello schiva appena la tesa del cappello di uno di loro, ma lui non si scompone.
Sono belli, eppure lo sguardo è vuoto.
Da quassù la luce è diversa, ha ancora qualche riflesso, si distingue dal grigio opaco che circonda quegli omini in fila.
E’ stato dato loro l’ordine di fermarsi. Eccoli, immobili.
Da quassù vedo tutto, e mi chiedo se loro lo sappiano, se il mio destino sia segnato per questo.
Devo dire che la loro imperturbabilità è invidiabile.

Ripartono, la camminata è più veloce.
Corrono, corrono!

Oddio… Lo vedo da quassù: quello è un fiume!

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