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Sbirro

Tra loro due c’era una perfetta simbiosi.

Si muovevano, sempre assieme, dove andava uno andava l’altro. Nino amava il suo amico, l’aveva scelto in una cucciolata di “ Bastardi “ per le sue caratteristiche rilevanti. Pelo scuro, lucidissimo e occhi vivaci.

Si erano piaciuti da subito ed erano diventati inseparabili. Sbirro obbediva a Nino e accettava da lui ogni comando, anche quando gli toccava scortarmi nelle varie commissioni che, allora bambina, mi venivano assegnate. Aspettava fuori dalla porta della tabaccaia quando compravo le sigarette Alfa per mio padre e mi riaccompagnava a casa, scodinzolando sempre. Nessuno mi si poteva avvicinare senza che quel cagnolino nero, basso e tarchiato non si avventasse contro ringhiando e abbaiando furiosamente. Era la mia scorta e sapeva assolvere bene il compito che gli veniva assegnato.

Il suo avamposto, quando papà era in casa, era il ballatoio sulle scale; la sua coperta militare gli faceva da giaciglio e spesso se la tirava dietro se veniva in casa, solitamente durante i pasti.

Quante volte mi liberò da cibi indesiderati? Quel piccolo cane era, a tutti gli effetti, un membro della nostra famiglia..

La sua fedeltà si confermò quando Nino ebbe un incidente sul lavoro.

Nei boschi del demanio, ai tempi si faceva un operazione preventiva antincendio chiamata “ Tagliafuoco “ e Nino, con una squadra di dipendenti comunali, usava attrezzi taglienti e affilati.

Una grossa sega gli sfuggì di mano e lo colpì alla gamba. In un attimo il sangue schizzò fuori e Nino cadde svenuto. I suoi compagni dovettero lottare per raggiungerlo e separarlo da quel cane che, abbaiando furiosamente, li aveva richiamati sul luogo dell’incidente.

Mentre Nino veniva portato in ospedale, Sbirro si precipitò a casa e lo vedemmo entrare terrorizzato e sporco di sangue, attaccarsi alla gonna di mia madre e cercare di trascinarla fuori.

Lei capì subito che qualcosa era accaduto, sapeva che mai avrebbe lasciato solo mio padre. Si cambiò e aspettò che le portassero notizie. Quando Nino tornò a casa con la ferita ricucita e la gamba steccata, tutti cercammo Sbirro ma era sparito.

Lo ritrovarono dopo giorni accanto alla giacca di mio padre. Aveva custodito, da amico fedele, i suoi effetti personali.

Toccò a mio fratello andare a riprenderlo, nessuno riuscì ad avvicinarsi.

Tornò a casa e fu commovente vedere lui e Nino abbracciarsi come fanno due amici, consapevoli di poter contare sempre uno sull’altro.

Pubblicato inAmore

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