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Scarpe & scarpe

Curiosava? Forse. Si informava, è stato gioco facile quello di Pierluigi, intuire che era donna con un’ idea in testa: la canapa era il chiodo fisso. Non è solo droga ed è facile coltivarla.

La circostanza è iscritta nei cromosomi dell’essere agreste. Non necessita di erbicidi, fertilizzanti, né pesticidi. Dove la metti purifica il terreno e lo rivitalizza. La canapa può soddisfare bisogni primari in diversi ambiti, dall’edilizia all’alimentazione, dal tessile alla cura della persona.

Sappiamo della capacità distruttiva, della modernità, ha generato parecchia confusione intorno a questo prezioso arbusto, indo europeo, tutto a vantaggio delle fibre sintetiche, derivate dal petrolio e dalle altre fibre naturali come il cotone, sotto il rigido controllo esclusivo delle multinazionali.

Il fattore criminale, la causa, è il contenuto in cannabinoide thc della cannabis indica, cugina diretta, la specie sativa, con contenuto in cannabinoide trascurabile.

Dettagli che ad un’agronoma accorta come Sabina erano più che noti.

Pierluigi, fabbricante di scarpe, trattate al vegetale, l’ incontrò, al mercato dei gruppi d’acquisto solidale di Vicenza, alla fine di corso Palladio.

Sabina, si riconosceva nella confusione, per l’esagerato cappello di paglia, per il suo incedere da donna curiosa di campagna.

Lei, nel suo campo di canapa sativa, gradiva passeggiare specialmente nei giorni della fioritura che avviene a primavera inoltrata. Era il caldo della buona stagione che la costringeva a smettere gli abiti del quotidiano formale, per rispondere ad esigenze naturali, era normale per lei: stare ignuda tra gli arbusti dal profumo inebriante!

Come novella Venere! Ubriaca! Ubriacata dall’inebriante profumo, pensava al suo progetto.

Era complesso processare i dati in suo possesso – pensava alle scarpe – costruire scarpe di canapa. Trovò Pierluigi, attento all’ascolto, reticente nei consigli come nel suggerire metodi, che si sa, non vanno buttati lì.

Il prodotto scarpe vegetali di canapa, lo interessava per i sui clienti un po’ snob e un tantino fricchettoni. Le scarpe per lui, colpito da perpetua sciatalgia, erano il centro della sua vita, ancor di più lo erano quelle ecologiche.

Si figurava da subito l’eventuale presentazione, e si sa, i fricchettoni di solito la canapa se la fumavano, forse, se la fumano ancora.

Di sicuro, mai avranno camminato su scarpe di canapa.

L’appuntamento d’interesse non avvenne, nessuno dei due pensava che la questione finisse, lì quel giovedì estivo.

Le zolle attendevano, Sabina scesa in Val Liona.

Si fermò alla fontana di Villa del Ferro, scostandosi dalla carreggiata, poggiò la bici alla vasca. Scese lieve, posò lo zaino, estrasse il bicchiere da passeggio, un pentolino con manico, chiamato pignatto.

Lo mise sotto lo zampillo risciacquò, riempitolo di nuovo, bevve. Dissetata, scoprì lì, in sosta con il medesimo scopo, una presenza discreta, una donna, forse antica.

Aveva una bici inglese di marca Wolsey. Viandante, lì a riposarsi, all’ombra degli olmi che non è la migliore. Lo zaino, ingombrante, aveva accanto un telaio. Il saluto che rivolse a Sabina denunciava inequivocabile la sua provenienza: Perne les Fontaines, Parco del Luberon, Provenza.

La sua Wolsey, sosteneva legata una tenda canadese.

Michelle dagli occhi cerulei, d’argento i capelli tagliati cortissimi, irti come il reticolato: viaggiava in bici, dove sostava, tesseva fazzolettini che vendeva per qualche soldo, giusto per igli alimenti utili a fornirle la necessaria energia per il viaggio. Comprese la sorpresa di Sabina: sorrise!

Scattò in Sabine l’ empatia: condivideva, con la tessitrice, molte cose inclusa la sua passione per la Provenza della Lavanda e del poeta Federich Minstral. Michelle narrò d’essere una tessitrice in viaggio, alla scoperta di forme e nuovi o vecchi materiali vegetali, dimostrò il suo lavoro, un fazzoletto di fibra d’ortica.

Sabina, vide le sue scarpe fatte, portò a casa sua Michelle, la tessitrice. Le calzature di canapa, stavano prendendo forma. Giovedì avrebbe rivisto con le nuove scarpe di canapa il diffidente Pierluigi: era la speranza che prendeva istanza.

Giunsero al remoto casale, alle zolle, dopo una pedalata energica.

L’odore di canapa indugiava e si poteva, riconosciuto goderselo. Si ristorarono, parlavano e progettarono scarpe e mille altri oggetti e cibi di canapa. Le scorte di fibra secca e di filato tilio di canapa, intrigavano il fienile. Ristorate s’avviarono al campo ad incontrare la materia prima giovane.

Ubriache di profumo saltellavano ignude abbracciate come amanti ai bordi del capo.

Era nata una unione simbiotica d’artiste.

Pierluigi si stupì non poco di incontrare quel giovedì Sabina con diversi tipi di scarpe tessute interamente con canapa. Si stupì ancor più quando conobbe l’avvenente stagionata Signora dei fili: Michelle.

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