Salta al contenuto

Scene Natalizie dei miei vicoli

CONCORSO LETTERARIO QUESTO NATALE 2020

Regolamento. Al termine della lettura della storia, puoi lasciare il tuo giudizio. Vince la storia che riceve più Like. Il concorso termina il giorno di Natale. Il vincitore sarà proclamato il 26 e riceverà in dono tre libri degli autori del Blog

§§ §§

Palazzo Englen, nella parte alta dei vicoli a monte dei quartieri spagnoli di Napoli, fu nella metà del 1700 la prima sede dell’Accademia di Belle Arti e fabbrica degli arazzi e successivamente abitazione dell’anarchico Roberto Marvasi figlio del patriota Diomede, Senatore del Regno d’Italia, grande giurista, allievo di Francesco De Sanctis con il quale partecipò ai moti del 1848, dei pittori Domenico Morelli e Francesco Galante e dello studioso crociano Antonio Altamura, autore del dizionario italiano-napoletano e di oltre cento pubblicazioni sulla storia di Napoli.

Gli anni dell’adolescenza e della gioventù li ho vissuti in questo storico palazzo adiacente all’antica chiesa seicentesca d San Carlo alle Mortelle dove a partire dal giorno da ‘a Mmaculata (Immacolata 8 dicembre) nel tardo pomeriggio per la quotidiana benedizione si udivano le voci straordinariamente angeliche delle ragazze non vedenti del collegio della fondazione Rodinò, “‘e cecatelle“, e il vociare dei pescivendoli che cominciavano ad allestire nella piazzetta antistante, le vasche per la vendita di anguille e capitoni illuminate da enormi lampade, i banchi del salumiere don Ciro posti all’esterno della bottega, con tutti i prodotti tipici del Natale con le immancabili ciociole, noci, mandorle, arachidi e poi datteri, fichi secchi, olive bianche e nere, salami e ogni ben di Dio. La bottega del vinaio ‘o canteniere con la sua merce esposta all’esterno con bottiglie di vino e spumanti per tutte le tasche.

Fino al giorno dell’Epifania, i vicoli erano ad ogni ora del giorno e della notte, una vetrina dei desideri, la voglia di gustare quei cibi tipici del Natale che oggi sono quotidianamente sulle nostre tavole in ogni mese dell’anno.
La voce roca e l’agitare i 90 numeri del suo inseparabile paniere per la riffa, piccola lotteria settimanale di prodotti alimentari, di donna Carmela, mamma di sedici figli, che in quel periodo raddoppiava quel rituale che le consentiva di organizzare la cena della vigilia e del pranzo di Natale per la sua numerosa famiglia.
Immancabile come in tutti i giorni della stagione invernale, don Giovanni ‘o mazzètto, personaggio che sembrava uscito da un quadro del Caravaggio, con la sua cassetta ripiena di fascetti di odori per il brodo – prezzemolo, maggiorana, basilico, mezza cipolla e una carota – per quanti impossibilitati economicamente a cucinare il brodo di gallina o di carne, rispettavano la tradizione consolandosi del buon profumo, meglio privilegiare l’acquisto di un pezzo di capitone e baccalà fritto.

L’angolo abitualmente occupato dal banchetto per la vendita delle sigarette di contrabbando, in quei giorni si arricchiva di ogni tipo di fuoco d’artificio, di quelli consentiti, per gli altri il ritiro era nei posti più disparati, dietro un portone, all’interno di una cappella o in un cassonetto dei rifiuti.
L’esposizione maggiormente ammirata era quella dei venditori di frutta e verdure, la merce sistemata all’esterno della bottega con un ordine di priorità, le verdure tipiche per le minestre e i contorni tipici, il cavolo, i broccoli e arance, mandarini e melloni in abbondanza.

Il brulicare delle decine di ragazzini che riconcorrevano una palla immancabilmente destinata a posarsi sulla merce del fruttivendolo o di altro bottegaio, gridando e chiamandosi a vicenda, un canto meraviglioso come quello delle cecatelle rimasto soltanto nei ricordi di quei cori e di quello splendido vocìo spentosi lentamente come per incanto.

nell’immagine di copertina: foto da Napoli Sparita, Nuccio Grieco

 

Pubblicato inGenerale

3 Commenti

  1. PierluigiDelPinto PierluigiDelPinto

    Mi hai fatto rivivere, con gli occhi e con il cuore, il periodo in cui ho abitato alla Pignasecca.
    Napoli rimane stampata dentro.
    Grazie Antonio

  2. Caro Pierluigi, sarà pure come diceva Benedetto Croce: Napoli è un Paradiso abitato da diavoli, ma forse proprio per questo …ti rimane stampata dentro.
    Grazie a te

  3. aleranieri aleranieri

    Antonio che bell’affresco. Il mio quartiere, le mie zone, dove sono cresciuto dai 15 ai 22 anni. Mi ha fatto fare un salto all’indietro di trent’anni. Grazie e complimenti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *