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Scrambled eggs

C’erano molte cose che nella mia vita avevo imparato a fare piuttosto bene. Sapevo configurare circuiti informatici con logiche complesse, sapevo parlare correntemente il greco moderno, avevo addirittura trovato il coraggio di scalare alte vette imbragata come un salame al soffitto nella fase della stagionatura, ma se c’era un cosa che, per quanto mi impegnassi, davvero non mi riusciva di fare questa era la frittata! Era la mia bestia nera, proprio non mi veniva. La mia frustrazione aumentava quando mi rendevo conto che, di miriadi di attività che potessero far vacillare l’autostima di un individuo, quella che demoliva la mia era la cosa che riusciva in maniera quantomeno decente proprio a tutti. Per questo motivo compravo uova a decine e mi esercitavo ogni giorno. Le avevo provate tutte, allungando l’impasto con l’acqua e/o con il latte; sbattendo l’amalgama più energicamente o più a lungo, a mano con l’ausilio di una forchetta, o con le fruste; cuocendola a fuoco lento e/o a fuoco vivace; aggiungendo pepe e/o varietà diverse di formaggi grattugiati; avevo provato ogni combinazione e variante, ma a me quelle frittate venivano sempre pessime. Per qualche fenomeno inspiegabile, durante la cottura le vedevo gonfiarsi a dismisura e me ne rallegravo, ma appena le voltavo aiutandomi col coperchio della padella, prendevano quell’aspetto piatto e raggrinzito, coi bordi che con il passare dei minuti cambiavano colore passando dal giallo al verde, diminuendo visibilmente la dimensione fino a sembrare delle omelette straziate. Più mi concentravo per raggiungere il mio obiettivo, più, in maniera inversamente proporzionale, i risultati erano deludenti. Ogni giorno facevo una brutta frittata che veniva documentata fotograficamente per tenere traccia di eventuali progressi, per poi finire direttamente sul fondo della pattumiera. Tuttavia, non mi davo per vinta, e finivo per lasciarmi sedurre dalla concessione di un ulteriore tentativo che facevo sempre dopo aver consultato l’ennesimo blog, o forum, di ricette online. Proprio durante una di queste cyber peregrinazioni disperate, mi è capitato di apprendere che la celebre canzone Yesterday, della premiata ditta Lennon/McCartney, in origine era stata battezzata Scrambled Eggs. Ho involontariamente sorriso perché mi è sembrato tutto perfettamente pertinente alla mia situazione, quindi, come alla ricerca di in un qualche rito apotropaico, mi sono precipitata ad ascoltare il brano nella forma nota a tutti noi. Ebbene, da quel momento in avanti, ogni volta che ascoltavo quella traccia, cominciavo a ridere a crepapelle pensando alla mia folle impresa ed alla galleria fotografica in cui si succedevano sgangherati scatti di frittate storpie. Era buffo pensare che, se mentre il resto dell’umanità leggeva in quella ballata romantica le tristi sorti di un amore struggente finito nel dolore, su di me aveva l’effetto di una barzelletta sempre fresca e divertente. Ero talmente rallegrata dalla cosa, che ormai accordavo il movimento del polso che agitava le uova nella terrina, al ritmo di Yesterday. Finché un giorno, stufa di tentativi sprecati, ho preso alla lettera l’involontario suggerimento di Paul e, piuttosto che continuare ad impazzire alla ricerca della frittata perfetta, ho deciso di convertire sforzi ed ingredienti per preparare deliziose uova strapazzate, e finalmente “all my troubles seemed so far away”, avendo realizzato che le scrambled eggs, invece, mi venivano perfette.

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