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Scrivo

Mi dibattevo nel labirinto , toccavo muri
Alti, ricamati da muffa verdastra
Mi investiva dall’alto la luce di un polveroso lucernario, migliaia di lamelle
Si inabissavano sul pavimento ,
Rimbalzavano intorno a me le ombre
Di cui avevo temuto il ritorno.
Chi era il mio peggior nemico
Se non me stessa?
La mia arma salvifica, il rifugio nella tempesta, il lume sempre acceso
Su quel foglio che bianco io lo
Riempio fitto di parole, parole che viaggiano, sfiorano mondi sconosciuti,
Vanno a braccetto con i pensieri che, ribelli si confondono, si nascondono e liberi si radunano sul foglio,
come rondini nere allineate sul filo della luce.

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