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Se non NOI, chi?

 

Vedere 100.000 persone in piazza ed esserne alla testa fa un effetto indescrivibile, ancora non me ne capacito.

Tutto era iniziato due mesi fa; in tre a Piazza della Scala. Poi i social, ’hashtag Friday For Future, una buona esperienza come organizzatore di eventi, il passaparola, i contatti nelle diverse scuole, nottate insonni, ore di assemblea, ore al telefono, scuola saltata, lavori persi e, poi, il movimento è montato tanto da non crederci.

E subito dopo cominciano a cercarci tutti: radio, giornali, televisioni. Con una sola domanda: da dove questo interesse per il clima, questa passione per l’ecologia.

Prima ancor di nascere, quelli che sarebbero stati mia madre e mio padre, erano già di per sé fortemente rispettosi della natura e amici degli animali.
Nei 25 anni di vita ho vissuto a stretto a contatto con animali tutti diversi: animali da compagnia: cani, gatti, cavalli, e quelli più insoliti come pappagalli, rondini, merli, ricci, topi e sicuramente sto dimenticando qualcos’altro.

Aver convissuto con questa grande mole di diversi animali mi ha aiutato a sviluppare una dote in più, a capire l’infinita diversità delle possibili relazioni che si possono sviluppare con la natura e i suoi attori animali.

Il mio interesse verso l’ecologia – cioè le rete e le relazioni di interdipendenza tra gli esseri viventi nei sistemi – è nato in seguito. Prima di essere un interesse culturale credo che la mia fosse una particolare sensibilità verso la natura e un istintivo orientamento verso una visione olistica.

Decisivo è stato il rapporto con mia madre, una persona certamente fuori dal comune. Donna di grande impatto e di forte presenza estetica, molto fine, dai mille interessi, con un’intelligenza emotiva fuori dal comune, con una spiccata sensibilità verso il soprannaturale ed un fortissimo amore per la natura.

I discorsi degli “adulti” per lei non esistevano, ogni cosa doveva essere calibrata e riadattata. il mio coinvolgimento in ogni aspetto della sua vita era per lei normale, preferendo una mia inclusione anziché una mia esclusione. Come madre ha sempre amato parlare, specialmente nei suoi monologhi, lunghi e profondi, delle sensazioni interiori e delle loro connesioni. Queste erano al sempre al centro ma oltre alle sensazioni e alle connessioni più interiori, il contatto primordiale con la natura aveva sempre un ruolo e rientrava sempre dalla porta secondaria di ogni nostra chiacchierata. Credo di aver avuto una grossa fortuna in questo.

Non mi ritengo un “ecologista o ambientalista” convinto.

Il mio credo è diverso, e la differenza sta nella focalizzazione sulla somma della vita intera piuttosto che il focus su singoli momenti che mi hanno portato qua, poiché essendo tutto connesso, tutto è rilevante.
Forse in me il vero passaggio centrale è stato proprio questo: un graduale allontanamento da un ragionamento riduzionista e una crescente interiorizzazione di una visione olistica: osservare l’insieme delle reti, delle relazioni tra i punti, piuttosto che studiare la composizione dei punti che le compongono.

Per come la vivo non credo di aver sensibilizzato e cambiato abbastanza persone. I pericoli che stiamo vivendo oggi sono veramente agghiaccianti e troppo spesso ancora non mi capacito di come molti di quelli a cui “rompo le palle” preferiscano girarsi dall’altra parte. D’altro canto pero capisco che i cambiamenti richiedano molta energia, quindi quando torno ad avere consapevolezza di questo, sposto il mio focus su cosa fare su di me piuttosto che su gli altri.

Ci sono stati degli strumenti sia virtuali sia reali, che mi hanno aiutato a sensibilizzare il mio network di amicizie. Tra quelli virtuali i principali sono stati i social ed internet. In questi, la chiave sta non solo nel contenuto di quello che si comunica, ma nella coerenza e nella costanza con la quale lo si comunica.

Tra gli strumenti reali invece, sono sicuramente le azioni fisiche, gli esempi, partecipare in quello in cui si crede sia giusto fare. Non credo esistano strumenti piu forti di questi.

Come ho detto prima i modi per sensibilizzare, ma sopratutto per CAMBIARE gli altri, è cominciare a cambiare prima di tutto se stessi.
Lavorare su se stessi perchè il mondo che vediamo fuori è solo il frutto di quello che vediamo, sentiamo e percepiamo dentro di noi. La chiave sta lì.

Cambiare vestiti, cambiare trucchi, cambiare maschere non farà cambiar l’immagine reale di noi. Al mattino ci sveglieremo sempre con la stessa faccia e lo stesso corpo e ci guarderemo e percipiremo allo stesso modo.
Le maschere possono aiutarci, ma non possono sostituire il nostro essere, né la nostra essenza. Le maschere sono illusioni precarie che non fanno altro che distoglierci dal lavoro che tutti dobbiamo affrontare con la nostra anima, col nostro spirito e con la sua resistenza alle forze di stress esogene.
Il mondo, e noi, non siamo altro che la rappresentazione di come ci comportiamo, di quello che diciamo, di quello che pensiamo, di quello che usiamo, di quello che mangiamo e quello che respiramo, ma sopratutto del perchè e come ci relazioniamo a queste abitudini.
Queste cose cambiano la nostra forma estetica e di conseguenza anche la forma con la quale noi la percepiamo.

Quando cambieremo anche solo una virgola di tutte queste cose cambieremo anche noi, e cambierà il mondo attorno a noi.

Stiamo cominciando a cambiare. Lo strepitoso successo mondiale del 15 marzo lo dimostra.

Dicono che Milano è stata una delle piazze più partecipate d’Europa.

L’unica cosa di cui sono sicuro è che non sono stato io l’unico autore di tutto questo, anzi io sono solo un piccolo ingranaggio di un processo di cambiamento molto più grande di me.
Io ho semmai coadiuvato, coordinato, indirizzato e facilitato l’organizzazione dell’evento, ma non credo di aver influito direttamente sulla scelta di 100.000 persone a partecipare. Anche se sono stato quasi un mese dietro a questo evento, anche se ho passato ben oltre 16 ore al giorno a dedicarmi a cercare di aumentare il raggio di influenza di questa chiamata planetaria. Mi rendo perfettamente conto di essere solo uno tra le infinite migliaia di ragazzi preoccupati per il proprio futuro che ha cercato di portare avanti un momento da condividere.

Il risultato che abbiamo ottenuto venerdi 15 marzo avrà eco, e sarà riportato in tutti i libri di storia. Credo sia stato solo l’inizio di un effetto domino che passerà alla storia come momento della transizione umana su scala globale. Spero di essere nel giusto dedicandomi solo ed esclusivamente a questo, poiché se non lo sarò, credo che tra 20 anni non potrò essere ancora qui a raccontare ai miei figli o ai miei nipoti le gesta di questi anni, perchè né io né i miei figli, né i miei nipoti saremo ancora in vita.

(*Strike Organizer Friday For Future, Milano)

Pubblicato inGenerale

1 commento

  1. Ernesto Ernesto

    Grazie Ale. Leggerò il tuo intervento a mio figlio di undici anni, stasera a cena, spiegandogli che l’impegno è una cosa facile e buona, alla portata di tutti.

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