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Si chiamava Agnese

CONCORSO IO RESTO A CASA

La nostra storia comincia in un piccolo paesino di campagna, Montagnana. Un posto tranquillo, con una bella chiesa al centro della piazza, una schiera di casette colorate, un cinema e delle meravigliose mura di pietra che circondano la cittadina. Un posto perfetto dove abitare. Così pensava anche Agnese, che guardava curiosa dalla finestrella della sua soffitta. Sognava di volare nel cielo limpido, fra le nuvole di zucchero filato, e amava passare ore a osservare le persone che passavano, e a scrivere tutto sul suo diario…
“Caro diario, sono sempre io. Scusa se ti disturbo alle dieci di sera, ma mi sono addormentata in soffitta, e sono rimasta là per un’ora e mezza. Sai, stavo immaginando di incontrare delle fate che coloravano il cielo di viola e arancione. Non sai chi è passato per la stradina sotto casa nostra! Era una signora che aveva un cappello largo due metri! Era tutto giallo, con due vaporose rose. Come vorrei un cappello così …”
Oltre che fantasticare dalla finestra della soffitta, Agnese amava anche andare a fare compere in un negozietto lì vicino. Non sapeva il nome del negozio perché sua madre lo aveva sempre chiamato “Il negozio della signora Smanio”, che era l’anziana proprietaria. Anzi, forse il nome del negozio era proprio quello. Il fatto era che quel posto era un incanto: c’erano bambole di pezza, barbie, zaini, penne, tantissimi libri, set di trucco e di botanica, colori per dipingere, montagne di colori per dipingere … che era quello che amava Agnese più di ogni altra cosa. Lei sognava di diventare una famosissima pittrice di murales. Perciò tutte le volte che entrava in quel posto, rimaneva estasiata davanti a tutti quei colori. Ogni tanto sua madre le prendeva una tavolozza. Una volta le aveva comprato un set di colori in tubetto glitterati. Erano stupendi … ne avrebbe volute dozzine di colori così.

La sua vita era meravigliosa! Fino a che un giorno non arrivò il coronavirus, una malattia mortale, di livello altissimo di contagio. Le persone vennero segregate in casa.
Era il 2020 e Agnese aveva dieci anni. Rimase sola, con i suoi colori per dipingere. Suo padre era all’estero per lavoro e lei rimase per sette giorni in casa sola con sua madre. Non poteva più vedere i suoi amici, i suoi nonni, la sua scuola, la sua palestra di ginnastica artistica. Non poteva più uscire all’aria aperta, non poteva più camminare per la strada, non poteva più andare dal panettiere con sua madre, né al negozio della signora Smanio.
Ma dopo sette giorni questo cambiò. Lei era, come al solito, in soffitta a fantasticare di vedere draghi e uccelli fatati nel suo cielo blu, quando notò una piccola rosellina vicino ad una scatola che conteneva delle decorazioni per Natale: era una rosellina fatta d’oro, di fine manifattura e con petali così delicati che sembravano dover diventare veri da un momento all’altro. Era grande non più di un centimetro e mezzo, ma era così carina che sembrava vera nonostante le sue minuscole dimensioni.

“Ciao piccolina, che ci fai qui? Come stai?” .

Dovete sapere che la povera Agnese aveva sofferto molto a causa di bullismo così, una delle prime domande che porgeva quando incontrava qualcuno era: “Come stai?” non tanto perché si aspettasse una risposta sincera, dato che tutti a questa domanda rispondono: “Sto bene, grazie.“ ma perché la sua migliore amica, che l’aveva aiutata a risolvere i suoi problemi e a diventare più forte, tutte le volte che le due si telefonavano le porgeva sempre questa domanda, così anche Agnese si era abituata a farlo con tutti.
La ragazza si accorse che la piccola rosa vibrava. Vibrava così tanto che, ad un certo punto, cadde dentro la scatola. La ragazzina aprì velocemente il contenitore però rimase sbalordita nel vedere ciò che c’era all’interno: una specie di buco nero, un piccolo universo senza stelle o pianeti, uno spazio tridimensionale che separava due dimensioni … Non era però la cosa più strana: il buco nero era zeppo di spille d’oro, come la rosa, di tante diverse forme, che vagavano in quel buio irreale.
Agnese lesse un piccolo biglietto sul retro della scatola che diceva queste parole: “Scegli un oggetto solo e tienilo con te”. La ragazza guardò bene tutte le spille: c’erano stelle, fette di pane, caschi, cuori, piante, libri, case… Ma lei già sapeva quale avrebbe dovuto scegliere: c’era un piccolo pennello con una targhetta con su scritto: “Fantasia”. Le sue setole sembravano morbidissime e il suo manico pareva proprio di legno … lo estrasse dal buco nero e improvvisamente lo scatolone tornò alla normalità: riapparvero le decorazioni e il biglietto misterioso scomparve. Poi Agnese se ne andò.
Due giorni dopo successe una cosa incredibile: Agnese stava, come al solito, sognando ad occhi aperti davanti alla finestra della sua soffitta. Pensava che sarebbe arrivata una potente maga, a cavallo della sua scopa viola lucente, e che le avrebbe spiegato come mai qualche giorno prima le fosse stata donata una spilla da un buco nero… quando una piccola macchiolina scura apparve fra le nuvole.
Dopo poco, Agnese si accorse che la macchiolina era la sagoma di una persona: stava a cavallo di una scopa, era magrolina e indossava un cappello viola, pieno di stelle gialle. Il lungo vestito le arrivava fino ai piedi (come facesse a stare a cavallo di una scopa conciata in quel modo non lo sappiamo proprio spiegare) ed era del medesimo colore del cappello, solo che esso non aveva le stelle, ma delle eleganti strisce di pizzo azzurro. Dopo poco la scopa volante si schiantò sul tetto della casa di Agnese e una valanga di tegole piombò giù dal soffitto, insieme alla misteriosa figura che aveva tanto incuriosito la ragazza.
Ella urlò preoccupata: “O santo cielo, ora come faccio col tetto? Cosa dico a mia madre?”. Ma la misteriosa maga si alzò da terra e, con un colpo di bacchetta, riparò il soffitto in un battibaleno. Poi disse: “Buongiorno signorina, io mi chiamo Sofia e sono la maga più potente di tutta Arcalsia. Prima che tu me lo chieda, Arcalsia è il luogo dei sogni di tutte le persone. Tutte le volte che un terrestre immagina o sogna, tutto viene rilegato in un foglio pergamena che poi gli elfi guardiani timbrano con un sigillo fatato. Quando il foglio è timbrato, tutto quello che c’è scritto prende vita. Tutto chiaro?”. “Fogli-pergamena? Elfi guardiani? Ma di che cosa stai parlando? E come sei arrivata qui?”. Agnese non aveva capito nulla ed era molto perplessa. “Vedi il pennellino che hai preso dal buco nero? Può far apparire tutto ciò che immagini. Tu hai immaginato una maga che ti spiegasse come era possibile che un buco nero fosse apparso in una scatola, ed eccomi qua ! Sai, una volta all’anno Arcalsia sceglie una persona con una grande immaginazione e un cuore buono da premiare con un oggetto magico a sua scelta. Può essere una casa, un cuore … Dipende da cosa sceglie la persona. Ogni oggetto ha un potere diverso … Se tu ad esempio avessi scelto la stella, avresti avuto il potere di illuminare ciò di cui hai paura e farlo diventare tuo amico. Il pennello invece ti da il potere di far apparire davanti a te ciò che immagini! Mi dispiace …”. “Che ti sta succedendo?” Agnese era sconvolta … La maga stava … Sparendo! “Quando ciò che immagini adempie al suo dovere, sparisce! Adddiiiiooooo!”.
Agnese era triste che la maga se ne fosse andata … Aveva ancora così tante domande da porle! Ma ora aveva capito che da quel giorno avrebbe dovuto fare attenzione a tutto ciò che immaginava, perché sarebbe divenuto realtà! Mentre pensava quello, iniziò a tossire fortissimo e chiamò sua madre: “Mam… hoho … Aiuto! Hohoho. “ Sua madre corse rapidamente in soffitta e soccorse la figlia ma, dato che la tosse continuava, chiamò il pronto soccorso.
Agnese fu portata in ospedale con urgenza e venne ricoverata nella stanza numero 23.
Purtroppo le fu diagnosticato un caso di coronavirus molto grave. Anche la madre era stata contagiata, ma lei stava molto meglio rispetto alla figlia e, in un paio di giorni, riuscirono a curarla. I medici dissero che per Agnese non c’era nulla da fare e che, in un paio di ore, sarebbe morta. La madre si disperò.
Agnese sentì tutto e iniziò a singhiozzare. La vita non era stata giusta con lei … non aveva potuto realizzare neppure uno dei suoi sogni che già era lì in un lettino di ospedale, ad un passo dalla morte. La morte è un demone malvagio che si prende tutto e lascia un corpo vuoto. Si prende lui l’anima, le risate, i singhiozzi, le passioni, la rabbia … Prende il meglio di una persona. Se noi ci innamoriamo di una persona solo per l’aspetto, ci innamoriamo di una persona morta. Fino a che è dentro un corpo, bisogna godersi il carattere delle persone. Agnese era troppo piccola per sapere queste cose, ma era così vicina alla morte che si pentiva anche di non aver avuto l’occasione d’amare. Immaginò di essere viva e vegeta, immaginò che il coronavirus non fosse mai esistito e che fosse stato solo un brutto sogno. Immaginò che suo padre fosse a casa e di aver realizzato un bellissimo murales … Improvvisamente aprì gli occhi e si ritrovò in casa sua, sul suo divano, con suo padre che le offriva una tazza di latte caldo. Si ricordò improvvisamente che, il pennellino d’oro che aveva in tasca, poteva far diventare realtà ciò che lei immaginava! E sulla parete del suo salotto c’era un meraviglioso murales che ritraeva lei e la sua famiglia!
Forse, dopotutto è vero che i sogni diventano realtà … basta solo crederci intensamente, come ha fatto Agnese!

Francesca Scolaro

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Published inCONCORSO
  1. Michela Michela

    Bellissima.
    Non bisogna mai perdere la speranza.

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