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Si chiamava Speranza

Il fatto che racconto forse non è mai accaduto, l’avrò sicuramente sognato. La febbre in quei giorni era alta ed io quasi sempre non ero del tutto cosciente.
Lei veniva dopo le undici di sera. Quando nella breve corsia dormivano tutti. Aveva un visino gentile ed una voce appena percepibile, per l’uso che ne faceva in quelle silenti notti ospedaliere.Non ricordo il suo nome o forse non lo ha mai detto, almeno a me. Arrivava a quell’ora un po tarda in punta di piedi e si guardava intorno con la paura di essere vista da una sua collega. Ma si avvicinava con discrezione forse non voleva che mi svegliassi e quando si accorgeva che ero sveglio mi sorrideva in silenzio, con quegli occhietti dolci da bambina cresciuta. Mi domandava sempre la stessa cosa quasi solo per rompere il ghiaccio :” Come stai? Hai la febbre?”. Poi mi prendeva la mano e se la stringeva forte al petto. In principio ero intimidito, poi perplesso, infine meravigliato. Ma provavo un insolito piacere a quel gioco quasi perverso. Mi toccava la fronte per accertare il mio sospetto stato febbrile.
Infine come nelle notti precedenti si calava su di me e mi baciava, con tenerezza sulle labbra. Non era un bacio di quelli che si danno le coppie innamorate, era un bacio lieve, sottile con le labbra che si sfioravano appena. Gli occhi diventavano lucidi nella penombra ospedaliera e le sue piccole labbra si ingrandivano .
Una ciocca di capelli a volte cadeva distrattamente sul viso e quasi la nascondeva e forse gli dava maggior coraggio per prolungare questa sua insolita iniziativa. Cercai con le braccia di attirarla sempre più a me, ma con garbo mi sfuggiva e faceva fatica a trattenere qualche improvvisa risata, così stranamente si concedeva e si ritraeva. Poi rattristata mi diceva “Domani vai via?”. Ed io rispondevo :”Non so “.
La vidi poi sparire nel corridoio illuminato a notte mentre nel silenzio più assoluto ogni tanto avvertivo delle voci che chiamavano nome di donne. Non seppi mai chi fosse e quale fosse il suo nome. Di certo non l’ho più vista e non l’ho mai più cercata, appartiene alla mia memoria e forse ai miei sentimenti. Ma non riuscirò mai più a cancellare quel visino e quel sorriso quando veniva in punta di piedi a trovarmi in quelle notti fredde di dicembre quando la corsia era silenziosa e gli altri due ospiti dormivano. Durante le ore diurne non l’avevo mai vista. La mattina del giorno dopo fui pronto per uscire ed in verità la cercai con gli occhi, senza portare molta fretta. Infine decisi di uscire, fuori faceva freddo, mi strinsi con sollecitudine nel mio cappotto e cercai la macchina con mia figlia. Cominciavo a far mente locale e presi coscienza che questo Natale era ormai passato in silenzio, almeno per me, mentre un nuovo anno, bisestile, si avvicinava pieno di incognite e di misteriosi avvertimenti.

nell’immagine: foto tratta da www.fattoquotidiano.it

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