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Solo mucche

Ho sempre detestato camminare.
Ogni estate, dopo il mare, i genitori costringevano me e le mie sorelle maggiori alla montagna.
Mio padre amava quei paesaggi, e ne aveva bisogno.
Mia madre invece lavorava in quel periodo, perciò eccoci sole con il papà…
Ma lui non ci accompagnava nelle esplorazioni, mentre noi tre ogni mattina eravamo in piedi per scoprire prati e boschi.
Devo dire che loro due ci sapevano fare. Studiavano percorsi, si orientavano.
Io, invece, silenziosa, le seguivo per inerzia. Mi stufavo proprio.
Fosse stato per me, sarei rimasta in ammollo, in acqua, a nuotare come un pesce.
Un giorno arrivammo in un prato enorme, pieno di fiori.
Finalmente, mi dissi, posso sedermi e riposare.
Ma loro erano ligie, davano i tempi, tutto programmato. Non ci si poteva fermare troppo.
E va bene, un riposino e poi si riparte, concessero.
Fatto sta che non ne avevo proprio più voglia, di salire e scendere e risalire… Che fatica, che noia!
La noia è stata sempre un mio problema. Fin da piccina. E vette, mucche, pecore, fontane non facevano proprio al caso mio.
Purtroppo a quell’età non avevo scelta e dovevo stare agli ordini di chi decideva per me.
Il panorama non mi entusiasmava, la solitudine e il silenzio mi facevano paura.
E anche loro due, in fondo, che ne sapevano? Ogni tanto perdevano la strada…
Alzati dai, mi dissero.
Conducevano il gioco, come sempre, e faceva caldo.
Ubbidii e controvoglia ripresi il solito tran tran, almeno solito era per me. Alberi, funghi, campicelli di patate, e ancora mucche, e puzza, e mosche, e qualche ciclamino, bellissimo, che però era vietato raccogliere!
Ad un certo punto mi rifiutai.
Non volevo più continuare, non ne potevo più.
Di fronte ai loro diktat, cominciai a piangere, nervosa.
Mi sedetti e da lì non mi sarei mossa!
Loro fecero un po’ come le mamme, e minacciarono di andarsene senza di me.
Ma siccome mamme non erano, anzi erano molto molto giovani, lo fecero sul serio.
Mi lasciarono, davvero!
Ma io non mi mossi.
Convinta che mi sarebbero venute a riprendere, mi distesi.
Ma non tornavano, e io sentivo fruscii strani ovunque, formiche che mi prudevano il corpo, la fame… La paura!
Non ero in grado, allora, di rendermi conto della crudeltà di un tale gesto, e loro nemmeno.
Sicuramente mi sentii esclusa, e vittima di un gioco perverso.
Rimasi in questo stato di panico per lunghissimo tempo, non saprei dire quanto, ma per me fu infinito.
Fino a che sentii: cuccù!
Erano loro, che si erano nascoste, lasciandomi in un bagno di lacrime e sudore.
Mi presero per mano, e piano piano arrivammo a casa.
Mio padre chiese se era andato tutto bene, e loro risposero che sì, era stata una bella giornata.
Io, che non avevo mangiato per tutto il giorno e avevo sentito i crampi allo stomaco, non riuscii infine a toccare boccone.
La notte mi salì infatti la febbre, alta.
E fu la mia fortuna.
Per il resto delle vacanze, nessuna passeggiata!

Immagine tratta dal web-

Pubblicato inViaggi

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