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Sprazzi di vita di campagna

Montagnana, un piccolo borgo tra i più belli d’Italia di 9mila abitanti, se mio papà non avesse trovato lavoro qui non avrei mai conosciuto cosa significa vivere in campagna.
Erano i primi anni 70 da Padova ci trasferimmo qui, pochi anni della mia infanzia che mi sono rimasti impressi. Andavo all’asilo di San Zeno sono scappata con un mio amichetto. Ho fatto preoccupare tutti, mi hanno trovata in piazza Vittorio Emanuele che camminavo tranquillamente, volevo andare a trovare mio papà.
Giocando ho buttato giù un intero scaffale di sciroppo nel retro del negozio, era la mia casa mangiavo caramelle, saltavo sul banco le commesse mi facevano giocare, eravamo una famiglia.
Non c’era traffico era un’altra realtà di campagna sana.
Andavo a giocare con la mia tata nella piazzetta a fianco alla chiesa di San Francesco, un po’ spoglia, con pochi affreschi ma da allora ho sempre desiderato sposarmi in questa piccola chiesa e l’ho fatto pur abitando a Padova. Mi è stato detto che forse fu l’ultimo matrimonio poi li hanno vietati. Lo celebrò un mio amico d’infanzia del Borgo.
Andavo a dormire dalla tata, una famiglia numerosa e mi facevano fare il bagno con i maschi e io non volevo “sono una femmina loro no, non voglio!!”. Poche storie, entra in vasca. Che vergogna per me femmina di 5 anni.
L’altra tata mi faceva fare il bagno in una stanza col camino fuori casa, un rustico, io, mia sorella ed il figlio, in una tinozza grande.
C’era un piccolo campo di pannocchie e volevo entrare per perdermi in quel campo ma non ci sono mai riuscita volevo perdermi ma ero ostinata e pensavo che ce l’avrei fatta.
Una realtà diversa da Padova che non capivo seppur piccola.
Mia mamma insegnava in una piccola scuola elementare io facevo la prima eravamo in 9 alunni, 2 femmine e 7 maschi, passeggiate negli argini per non stare solo nel giardino.
Ad un certo punto mi sono ritrovata di nuovo a vivere a Padova, catapultata in un collegio di suore severissime. Dalla libertà all’incubo della città.
Dieci anni che sono ritornata non per volontà mia ed è tutto cambiato.
Ora rimpiango Padova.
Montagnana mi ha dato tanto ma oggi mi ha tolto tutto.
La sera mi soffermo a guardare le stelle e penso, oltre ai miei cari, quando riuscirò a trasferirmi, sembrava quasi fatta ma arrivò il virus che bloccò tutto e tutti.

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Published inGenerale
  1. mariangela baruffaldi mariangela baruffaldi

    Grazie Francesca della tua condivisione di ricordi di vita montagnanesi

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