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Starò così a guardar le nuvole passare

CONTAME IL TEMPO DEL CORONAVIRUS

Starò così a guardar le nuvole passare.

Come le stelle che seppur più lentamente girano nel firmamento pure quelle.

Segreti arcani le ancorano in cielo entrambe, segreti non dissimili a quelli che mi costringon chiuso qui in questi giorni, così invisibili, piccoli e letali incomprensibili.

Non li capisce neanche chi ha studiato pertanto io che non son dotto non mi ci sforzerò neppure…

Starò così allor sospeso nella testa che il corpo mio immobile ancor resta e non c’è verso alcuno di donargli un po’ di vita.

Come la luna in cielo quando è notte si muove ma di un moto così lento tale che l’occhio par non lo colga.

Soffro e l’anima mia che dice : “ Non me lo merito” ma resta inascoltato il triste anelito.

Non trovo giusto l’essere qui rinchiuso perché qualcuno continua a perpetuar l’abuso.

Un giorno un uomo inventò prigione migliaia d’anni e non c’è evoluzione.

Venne inventata per chi faceva il male ora vi entra chi non sembra normale.

Ma normale poi cosa vuol dire, forse chi viene omologato da tutti riconosciuto come soggetto uguale ed invariato dalla giusta norma sempre etichettato.

Fu allor così ch’io mi trovai di fuori non parlando ancora del “Tutti noi..” che sono quelli detti giusti dal pecoraio sentir comune quelli che : ”Voi…”.

Sono così ora costretto e sto a vedere quel che succede dopo questa forzata mia reclusione.

Alcuni dicon che poi sarem più buoni, ci sarà tanto amore e anche il perdono ma si potrà esprimerlo solo con l’interfono.

Poi ci son quelli che dentro al petto vedon una costrizione già dichiarata del collare ad impulsi e d’una vita più regolata che ci costringerà a forza a limitazioni che non avran bisogno di cani o recinzioni.

Dove per radunare il gregge basteran solo varie frequenze quelle dell’onde radio e non divergenze.

E io che non trovo ragione, io che vorrei trovar liberazione mi trovo come un cieco che si ascolta il cuore.

Anche se ho gli occhi aperti posso guardare solo finestre a pixel dentro nel muro dove l’aria filtrata da particelle la luce è colorata non sono balle.

La voce di dentro sento che ancor mi chiama, dice perché hai paura vivi il presente, questo momento non durerà mica per sempre.

Impara dall’immanenza della farfalla che prima a bruco muore dentro nel bozzo esce e in un giorno vive e sul fiore balla.

Succhierà il nettare e poi andrà via, portando sulla vita seme non suo, per poi morire per la bellezza di questa terra.

Ci sarà vita oltre, anche oltre sto muro d’indifferenza, come di gomma , tanta paura e di lontananza.

Anche oltre sto corpo nel quale io sono relegato, nel quale io son costretto, croce vivente credo oltre ci sia qualcosa e allora parto prendo il coraggio in mano e parto come la farfalla lascerò indietro il bozzolo….

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Published inPoesia