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Stazione centrale

Le luci intermittenti correvano lungo i muri , in città la gente si affrettava con in mano i pacchetti, la stazione era illuminata e frequentata da varia umanità. Arrivavano e partivano i treni, sotto la voce gracchiante che annunciava i ritardi. Lei scese dal treno, due gambe negli stivali e un cappotto rosso e lungo. Non mi vide subito, camminavo in fondo ad una folla scomposta e vociante, avevo in mano un cartello con scritto Miss Emily. Lei era lì, lo sguardo fresco dei suoi vent’anni, la bocca lucida e le mani in tasca del cappotto aperto. Mi avvicinavo e lei fissava me e poi il cartello. Mentre avanzavo la folla lasciava libero lo spazio, per cui infine restammo solo noi sulla banchina. Lei mi guardò ed io dissi in un soffio:Miss Emily? Non so come fu, ma ad un tratto mi saltò al collo e prese a baciarmi le labbra, con un’intensità che mi lasciò senza fiato. Poi si stacco’ da me dicendo : Ti ho riconosciuto, solo tu potevi ritrovarmi per Natale…
La stazione era bellissima, in un angolo un gruppo di angeli musicisti suonavano una canzone melodiosa e lei aveva gli occhi piu luminosi che mai ed io non la persi un attimo di vista. Mi svegliai quella mattina nel solito freddo di quell’angolo tra i cartoni e le coperte. Anche il cane si era raggomitolato.Era svanito il mio sogno, una donna affascinante ed una vita normale, quella che non avevo mai voluto.

Pubblicato inSogni

1 commento

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