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Stella

25 Novembre 2021

 

Ciao, mi vedi brillare in cielo?
Eh si, sono una stellina luminosa. Una volta ero una ragazzina che stava per diventare una giovane donna.
E ora invece non lo diventerò mai più, resterò per sempre una ragazzina.
Vivevo in Italia ma non ero italiana. Ero arrivata qui piccolissima, da un altro paese che nemmeno ricordo. Non mi appartiene.
Ora invece vivo altrove e questa è casa mia. Ho imparato una lingua nuova che i miei genitori non parlano ancora bene e sono costretta a comunicare nella loro. Così fin da piccola sono già brava a parlare due lingue ma ne voglio imparare ancora altre, appena divento più grande voglio studiare e andare in giro per il mondo e parlare con tutte le persone che incontro.
A Novellara fa freddo a novembre. L’autunno arriva presto. Dopo l’estate infuocata appena passata, quando il caldo era così asfissiante da farti trascorrere tutto il tempo a cercare un po’ di ombra, è arrivato il freddo. Gli alberi non hanno più foglie e il lavoro nelle campagne adesso trova tregua dopo settimane frenetiche.
Io vado a scuola e mi piace. Quando esco di casa, nascondo nella borsa i vestiti che piacciono a me e anche i trucchi. A casa sono costretta a indossare un lungo abito scuro e non posso truccarmi ma quando sono lontana da tutti, vado in bagno e ne esco trasformata. Quella sono io!
E mi piace fare le facce buffe e farmi tante foto. Vado sui social e condivido tante cose, lì ho un sacco di amici. C’è anche Saquib, l’ho conosciuto lì. Mamma quanto è bello! Ho anche dato il primo bacio e scoperto l’amore. Voglio stare con lui per sempre, magari lo sposo anche, chissà.
Un giorno sono tornata a casa dopo la scuola e mio padre aveva una faccia seria, ho avuto paura.
Mi ha detto che ormai sono grande e che dal mese prossimo lascerò la scuola perché mi ha promesso in sposa. È così nella nostra comunità ma io non voglio accettare questa cosa che sa di tradizioni che non mi appartengono. Comincio a parlare con lui, poi alzo la voce perché chiedo spiegazioni e nessuno me ne dà. Intanto sono arrivati i miei fratelli e i miei zii. Mia mamma in un angolo nemmeno parla, non alza gli occhi, non ha il coraggio di guardarmi. Vorrei che prendesse le mie parti per una volta, che mi difendesse, che dicesse che è tutto sbagliato che noi donne ora in Italia siamo libere di poter andare a scuola e, soprattutto, di poterci sposare decidendo noi chi e quando. Ma lui non sente ragioni e appena mi sente dire che non sposerò mai uno sconosciuto e che un fidanzato ce l’ho già, alza la mano e mi colpisce in pieno volto con violenza. Resto tramortita da quel colpo assestato con quelle mani che conoscono solo la durezza del lavoro. Se ci ripenso, non mi ha mai accarezzato e non ha mai fatto carezze nemmeno a mia madre. Che cosa triste deve essere non conoscere la dolcezza di una carezza. Saquib e io invece ce ne facciamo tante di coccole, avvolti nelle nostre grosse camicie di flanella a quadri, mi toglie il rossetto con i baci e io ne sono felice.
Ora invece sta cambiando tutto, in poche ore tutta la mia vita sta diventando un incubo da cui voglio svegliarmi e in fretta. Mi vedo stretta in una morsa che non lascia intravedere uscite. Vado a dormire, la faccia mi fa ancora male, è rossa e gonfia. Nel silenzio della notte penso che tra poche settimane sarà il mio compleanno, ho imparato che in Italia, quando compi diciotto anni sei maggiorenne, hai la libertà di decidere e di scegliere per te. Nessuno, padre o fratello o zio, può farlo per te.
E mentre tutti dormono mi alzo e, in silenzio, prendo alcuni vestiti e li ficco velocemente in una borsa. Sgattaiolo fuori, attenta a non farmi sentire e scappo via da quella casa. Sola in strada, nel buio della notte, non so dove andare ma a scuola ci hanno detto che ci sono luoghi per chi ha bisogno di aiuto e così decido di andare lì a chiedere se possono aiutare anche me.
Mi aprono e mi fanno entrare, anche se è notte e fa freddo. Racconto tutto a una giovane donna dai capelli colore del miele, è dolce la sua voce, mi rassicura con una tazza di cioccolata calda e mi dice di stare tranquilla che a me adesso ci penseranno loro. Mi dice che potrò andare in un posto sicuro e nessuno potrà più trovarmi. Sono felice, per la prima volta nella mia vita, solo un attimo di tristezza pensando a chi non ha colpe ma paga e pagherà anche per me. Solo un attimo e poi tutto scompare, spazzato via dalla conquistata libertà. E così me ne sto nascosta per settimane, aspetto di poter incontrare Saquib con il quale voglio andare in un’altra città e ricominciare una nuova vita. Le persone del centro hanno parlato anche con i carabinieri, hanno spiegato tutto e so di poter contare su di loro. Ormai manca poco, mi sembra di sognare a occhi aperti. Chissà a casa mia cosa avranno fatto quando hanno scoperto la mia fuga, sicuramente mi stanno cercando ancora. Saranno arrabbiati, lo so ma non mi importa. Io voglio essere libera e con loro non lo sarò mai. Sono combattuta perché mi sembra di tradire la mia gente, il mio sangue, le mie radici ma il richiamo della libertà è più forte. Se cambiassero idea io potrei tornare a casa e ricominciare ma so che non succederà mai. Se torno a casa mi sposerò con uno sconosciuto e diventerò una sua proprietà. Non sarò più una persona, una donna, sarò soltanto la moglie di un uomo che dovrò servire e rispettare e dovrò fare tutto quello che mi dirà.
Le settimane sono trascorse in fretta, ormai è tutto pronto per andare via. Servono i documenti che nella fretta di quella notte ho lasciato a casa. Saquib ha provato ad andare a casa e farseli consegnare da mia madre ma lei non lo ha fatto, ha troppa paura di mio padre, di quello che potrebbe farle. E così lo ha mandato via, forse per proteggerlo. Sa bene che mio padre e i miei zii lo ritengono responsabile della mia fuga. E allora faccio la sola cosa che non avrei dovuto fare, decido di andare a casa mia per prendere il mio passaporto.
Finisce la mia vita il giorno in cui torno a casa, divento prigioniera di chi mi ha messo al mondo, non mi fanno uscire e nemmeno andare a scuola. I servizi sociali si presentano alla mia porta ma hanno le mani legate. Solo mio fratello mi porta i biscotti la sera e, nella mia stanza, ci raccontiamo tante cose. Lui mi sorride e mi abbraccia forte, quando siamo soli mi dice di non aver paura. Ma io non ci credo. Un giorno ho sentito i miei zii dire cose paurose che non ho capito del tutto e da allora vivo sospesa, come in attesa.
Mi chiamo Saman Abbass e ora sono una bellissima stella nel cielo.
Non sono diventata grande e non sono morta libera, il mio corpo non è stato mai ritrovato.
Nessuno sa dove sono sepolta e nessuno porterà mai un fiore sulla mia tomba.
Non ci saranno preghiere o lacrime per me, forse la mia voglia di libertà non ha il diritto di reclamarne.
Il mio nome è Saman, ora sono una stella nel cielo e vorrei che la mia storia non venisse dimenticata.

Pubblicato inDonne

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