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Stoner di John Williams. La Recensione

La frase “Nel giro di un mese, Stoner realizzò che il suo matrimonio era un fallimento. Di lì a un anno smise di sperare che le cose sarebbero migliorate. Imparò il silenzio e mise da parte il suo amore.”

Chi lo ha scritto. Questo è il terzo romanzo di John Williams, statunitense, classe 1922, che lo pubblicò nel 1965 con scarsi riscontri di pubblico e di critica, ma che poi fu ristampato nel 2003, a dieci anni dalla sua morte, e divenne un best seller internazionale.

Di che parla. Dei sessantatré anni di vita di William Stoner, dall’infanzia di duro lavoro in campagna alla laurea in letteratura ed all’insegnamento all’università, raccontati con una prossimità al protagonista così impregnata di tenerezza, da farlo diventare caro al lettore più smaliziato. La vita di Stoner, chiamato così dall’Autore per gran parte del romanzo, è assolutamente priva di gloria, è una vita “normale”, sebbene abbia sullo sfondo i primi 50 anni del ‘900, sono le vicissitudini di una persona con difficoltà relazionali, poco incline alla baldoria, apparentemente rassegnato a subire ingiustizie ed angherie da parte delle persone che gli sono accanto. Il “miracolo” – come lo chiamano molti critici letterari – dell’Autore è che, nonostante questa materia, sia riuscito a fare della vita di Stoner “una storia appassionante, profonda e straziante”. (dalla Postfazione di Peter Cameron)

Cosa ne penso. Sentiamo di essere come Stoner ogni volta che ci ritiriamo nella nostra zona di comfort di fronte ai brontolii, le ripicche, i dispetti e le aggressioni verbali del partner, coltivando in santa pace una nostra passione, godendo del silenzio, seguendo il filo di un nostro intimo pensiero, sentendoci appagati e lieti di potercelo permettere. Siamo indulgenti con lui come lo saremmo con noi stessi, nonostante ci sembrino incomprensibili le ragioni della sua sottomissione ai voleri della moglie ed inaccettabili le ragioni che lo allontanano dalla figlia amata. Attraverso una forma di scrittura avvolgente, pacata, intima, John Williams accompagna il lettore a fianco di Stoner sempre, fino al suo confronto con i grandi temi dell’esistenza: il senso ed il valore della vita vissuta, l’amore – se non sia meglio vivere il sogno di un grande amore finito piuttosto che calarlo in un’esistenza quotidiana misera ed abitata da persone malevole – ed infine la trascendenza. Negli ultimi suoi momenti di vita, Stoner non ha mani da stringere ma un libro da accarezzare: è il suo libro, quello che più di ogni altra cosa, anche più dell’amore, gli avrebbe assicurato l’immortalità. Lo aveva detto, a proposito della funzione dell’arte, già Marcel Proust all’inizio del ‘900.
Da leggere assolutamente. Pier, 05.2024

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