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Storie romane

 

Un pianoforte a coda. Davanti a una vetrata.
A destra di chi osserva un grande orologio.
Dietro il vetro i binari che partono verso infinite direzioni.

Ho scattato la fotografia una settimana fa. Roma , stazione Termini. Seduta in un tavolino con un caffè in mano. Amo cogliere l’ attimo che la foto mi regala. Non sono foto professionali ma in ogni mio scatto io ci vedo la poesia che verrà.

Una ragazzina era seduta a quel pianoforte. Accanto a lei una scritta “Suonami, sono tuo”. Si intravede nella penombra della foto .

Osservo quel microcosmo sorseggiando il mio caffè. È un intorno che sta parlando all’ anima in un silenzio irreale perché è pregno delle voci del mondo.

Viaggiatori che incrociano i loro respiri per lo spazio di un caffè.

Quei binari… Solitari. Retti. Illuminati da una luce intensa. Stridono con il movimento della grande sala.

Li guardo con la malinconia di chi sente persino la solitudine delle rotaie, della ghiaia che le riempie, del ferro che le usura.

Si perde il mio sguardo mentre immagino me, treno, in un viaggio perenne tra stazioni intermedie di gioie e dolori, tra i capolinea del sorriso e delle lacrime.

Passano davanti a me colori diversi. Il nero, il giallo. Idiomi diversi che non comprendo. Perché Roma è il mondo e la sua stazione è il concentrato dell’umanità. Eppure non vi è Babele. Non vi è cacofonia o confusione in quel piccolo puntino nel tempo e nello spazio. Tutto si muove come in una bolla nell’ infinito.

So che è per me lo spettacolo. Lo sento . È anche se così non fosse me ne approprio come ladra di emozioni.

Lente si muovono le dita della ragazzina. Bionda, esile, persa come me in una dimensione che non è di quell’ora, di quel luogo.

“Suonami, sono tuo”. E lei gli ha ubbidito rispondendo con amore all’invito. Non più un pianoforte solo. Non più una ragazzina sola. Non più una donna sola. Non più binari soli. ” River flows in You” di Yruma fluisce morbida da quei tasti. ” Il fiume scorre in te” .

Oh, sì. Stringo la tazza forte fra le mani. È per me! Lo sapevo!

“Se esistesse una strada fatta apposta per te

That road is right there in your heart
Quella strada sarebbe dentro di te

If you can, endure it through
Se puoi, resisti

Then put all of your soul into trusting it
Quindi metti tutta la tua anima in fiducia

Holding you, holding you, it’s in you, river flows in you
Ti tiene, ti stringe, è in te, il fiume scorre in te

Slowly more slowly

Slowly more slowly
Lentamente più lentamente

There is a river flowing inside me
C’è un fiume che scorre dentro di me

Holding you, holding you, it’s in you, river flows in you
Ti tiene, ti stringe, è in te, il fiume scorre in te

Waiting the waiting
Aspettando l’attesa

Will I be there then?
Sarò lì allora?”

La Vita ci parla sempre. Trova i modi più disparati per farlo. Un pianoforte, una ragazzina, la penombra di una stazione, binari, un grande orologio che non guardi più e una musica che diviene un inno a guardare avanti a non temere di Aspettare l’ Attesa.

Chissà perché ho riguardato oggi queste foto. Oggi che ho letto la notizia di quella madre romana che ha denunciato il figlio perché assassino di un suo coetaneo.

So perché questa foto.
Tutto ciò che è una madre è in questa foto. Binario di un esempio che a volte il fato vuole rimanga solitario. Piccolo cosmo in cui trovare rifugio e protezione. Strumento della musica del cuore. Spesso non accordato. Spesso inascoltato. E musica, musica che ti dice sempre:

“Resisti- anche quando cadi.”

Quella madre ha partorito di nuovo suo figlio. Waiting the waiting, aspettando l’ attesa.. Perché quei binari lo riporteranno a lei…

foto di Marina Neri

Published inLuoghi
  1. PierluigiDelPinto PierluigiDelPinto

    A me questa storia mi è piaciuta tanto, per l’atmosfera che si respirava, l’ambiente, la musica. Accenna, poi, ad un tema delicatissimo, ma lo fa in maniera delicata senza “schierarsi”: veramente una bella storia!

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