Salta al contenuto

Stracci

Ho desiderato il tuo amore, che tu mi riconoscessi.
Non c’è nulla di male nell’averlo cercato, nell’averci creduto.
Erano stanze illuminate dall’allegria, quelle che noi abitavamo.
Bastava poco: una torta, un panino, una bambola per giocare, correre e sbucciarsi le ginocchia.
Non avevamo bisogno di chiedere, tutto arrivava con la spontaneità di chi credeva nel tempo miracoloso dell’infanzia.
L’affetto e i baci e le carezze. I pianti tra gli abbracci caldi di chi proteggeva e si sentiva a sua volta protetto.
Il vuoto era pieno nella lontanza e nell’assenza, e l’attesa del ritorno fremeva.
Non sapevo allora che eravamo diverse al punto che il cielo si sarebbe oscurato e che il silenzio ci avrebbe rese estranee.
Non sapevo che qualcosa di nostro sarebbe diventato solo mio o solo tuo.
Che un grido di dolore non sarebbe arrivato al cuore.
Non lo sapevo e scoprirlo mi ha trattenuta nella prigione infame della nostalgia, nel perverso pensiero che non poteva essere vero.
Raccolgo gli stracci di un viaggio finito nel rimpianto, li piego.
Non so se gettarli o deporli in uno scrigno, per rivisitarli, forse, un giorno.

Nell’immagine: quadro di Tamara de Lempicka.

Pubblicato inAmore

Commenta per primo