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Tacchi a spillo

La serata era fredda ed umida. Non era certo piacevole stare all’aperto ma, Susan, era una di quelle persone che, per mestiere, di notte, passano gran parte del loro tempo, all’aperto.
Solo qualche anno prima, nel piccolo paese di Zenica, a nord est di Sarajevo, non avrebbe potuto immaginare come sarebbe stato il suo futuro.
L’unica che aveva studiato, in famiglia, era lei. Si era laureata in lingue a soli 22 anni. Era stato un grande sacrificio mandarla a studiare a Belgrado.
Poi, appena una settimana dopo il suo ritorno in paese, la guerra.
Quella maledetta guerra le aveva portato via tutti. Il padre ed il fratello, morti per mano dei cecchini, e la madre, che non era stata abbastanza forte da reggere al dolore.
Era andata, sfollata, per circa un anno, da alcuni parenti a Zagabria, poi, una sera di dicembre, conobbe Raul. Sembrava un bravo ragazzo.
Silenzioso, con occhi azzurri da fare innamorare qualsiasi principessa, era stata la prima persona a trattarla affettuosamente. Ci si poteva fidare di quel ragazzone. Così, quando le chiese di andar via con lui, non ci pensò due volte.
Partirono di notte, dirigendosi a nord, attraverso l’Austria, direttamente in Germania. Tre giorni dopo, a Monaco, dopo un viaggio, durante il quale avevano usato almeno una decina di mezzi di trasporto diversi, stanchi ed affamati, si fermarono a Marien Platz. Lui le disse di aspettarlo che sarebbe andato a cercare qualcosa da mangiare.
Lei si rannicchiò, accucciata in un angolo della grande cattedrale che era nella piazza, e lo aspettò fiduciosa per più di un’ora.
Quando tornò le raccontò di aver incontrato dei connazionali che avrebbero dato loro una mano. La portò in un vecchio e scuro palazzo, non molto lontano, verso la Banhoff Platz.
Al secondo piano, come diceva Raul, avrebbero trovato amici ed un pasto caldo. Entrarono.
La porta si chiuse alle sue spalle. Erano nove gli uomini che occupavano quella topaia. Dai lineamenti e dalla lingua capì immediatamente che dovevano essere turchi.
Raul la consegnò ad uno di loro, prese un mazzetto di banconote e, prima che lei potesse dire una sola parola, se ne andò senza neanche salutarla.
Fu la prima notte d’inferno per Susan. Quei nove, dopo averla legata al letto, la stuprarono, a turno, per molte ore. Poi qualcuno la colpì violentemente al capo.
Quando si risvegliò, era legata ed imbavagliata, nel cofano di una macchina che correva veloce.
Arrivati ad Amburgo, l’avevano portata in un albergo e l’avevano drogata.
Ricordava di essere rimasta in quello stato per parecchi giorni, mentre molti uomini si alternavano al suo letto. Quando, finalmente, cessarono di darle la droga, un uomo alto, di bell’aspetto e ben vestito, le spiegò che cosa avrebbe fatto in quel paese e per conto di chi. Le disse che gli unici suoi diritti erano i pasti giornalieri, i vestiti e la camera d’albergo dove sarebbe andata solo per dormire. Le disse anche che non avrebbe dovuto dire niente a nessuno, specialmente alla polizia, perché, se lo avesse fatto, se ne sarebbe pentita amaramente.
Era ad Amburgo ormai da due anni. Non aveva avuto la forza di ribellarsi.
Le avevano fatto tingere i capelli, indossare minigonna e tacchi a spillo, e l’avevano costretta a prostituirsi nella zona del porto
Aveva maledetto mille volte il giorno in cui aveva incontrato Raul e aveva anche fantasticato su cosa gli avrebbe fatto se mai lo avesse rivisto.
Quella sera, come dicevamo, fredda e umida, sì fermò una macchina con un marinaio americano, al quale, in vena di confidenze, raccontò la sua storia. Questo, senza pensarci due volte, la portò direttamente al Consolato Americano. Qui dovette ripetere, all’ufficiale di turno, di nuovo cosa le avevano fatto. Effettivamente risultava essere una delle ragazze sparite di cui era stata fatta denunzia alla polizia di Zenica due anni prima. Il console in persona si interessò al suo caso.
Stamattina, tre anni dopo quella ultima notte ad Amburgo, Susan si è svegliata nella sua casa di Baltimora. Tutto è cambiato, anche il nome. E’ naturalizzata statunitense e lavora come interprete in una ditta di import export.
La scorsa notte, come già altre volte, l’ha sognato, costretta a far l’amore con lui, in un’anonima e sconosciuta stanza d’albergo. Nell’incubo era legata mentre lui la stuprava e rideva, rideva…rideva.
Al risveglio stamani era sconvolta, piena di rabbia per quell’uomo che le aveva, letteralmente, distrutto l’esistenza. Ha cercato nel ripostiglio le scarpe bianche con i tacchi a spillo, quelle della fuga da Amburgo. Le prende ogni volta per lanciarle a terra con forza come per sconfiggere i fantasmi del passato. Non le ha trovate, lo scatolo era vuoto.
Ha indossato le sue comode nike ed è scesa, fermandosi come ogni mattina al suo Starbucks preferito. Il bartender le prepara il suo solito cappuccino mentre la tv trasmette il notiziario delle 8 ……..a Stoccolma, il giorno prima, è stato trovato morto, in un motel di periferia, un certo Raul Radzich. La Polizia locale pensa ad una vendetta….. due scarpe bianche, con i tacchi a spillo, gli sono state conficcate negli occhi fino al cervello.

Pubblicato inDonne

1 commento

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