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Terun

La nebbia sta a Milano, come il panettone, il Duomo e i terun.
I terun. Prima di trasferirmi a Milano dei terun non avevo mai sentito parlare. Poi catapultata dal sud a causa di un posto di lavoro, ho avuto modo di conoscere tanti, tantissimi terun. Il terun è orgoglioso di esserlo, poi se vive suo malgrado al nord, lo è in maniera sfegatata, persino rabbiosa. Il terun della prima ora , giunto nella metropoli, ha avuto la necessità di adeguarsi all’ambiente, di amalgamarsi, anche di subire una lieve metamorfosi, infatti prende in modo spontaneo a parlare nel dialetto meneghino. Purtroppo questo dialetto meneghino viene contaminato dalla origine del soggetto terun. E allora si sentirà un punta di meneghino mescolato al pugliese, al napoletano, al siciliano, al sardo e via dicendo, che renderà il terun un tantino folkloristico. Il terun odia la nebbia per sua stessa natura, in qualsiasi paese o città lui sia nato il sole e il cielo terso, di un azzurro luminoso hanno fatto da cornice ai suoi giorni, per quasi tutto l’anno. La nebbia avvolge e attutisce , rende il paesaggio spettrale, è decisamente angosciante.Guidare nella nebbia può essere la scena di un film romantico o la parodia del conte della Transilvania, ma posso garantire che è veramente frustrante e nella migliore delle ipotesi , si può perdere l’orientamento. Il terun aspetta le feste, le ferie come un tempo quando ad agosto chiudevano le fabbriche le famiglie si spostavano in treno o in auto verso le città di origine. Lunghe code di vetture con i portabagagli pieni al casello di Melegnano pronti al grande esodo estivo. E quando si tornava al nord era già finita l’estate e si cominciava a lavorare e riaprivano le scuole. Il terun aveva un filo diretto col paese, finite le provviste estive da giù arriva il fatidico pacco. Il pacco non è solo un pacco è un agglomerato di forma cubica di un metro per lato, ricoperto da carta da pacchi marrone, tutto circondato da scotch e da un giro di corda con nodo marinaio.Quando il pacco entra in casa e viene poggiato sul tavolo, con religioso silenzio si procede a tagliare spago e carta e viene finalmente aperto! All’interno svariate confezioni di ogni ben Dio che possa soddisfare qualsivoglia desiderio e voglia di ogni familiare, dai dolci, ai salumi, ai formaggi, alle verdure. Il mio primo anno a Milano mia madre volle mandarmi persino le uova fresche! Il pacco è un concentrato goloso di affetto, di nostalgia, di voglia di tornare. È una carezza di mamma, è papà che ti prende per mano….è casa.

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