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Testimone della memoria tra i giovani

Sono il nipote di Pietro Dendena, morto venerdì 12 dicembre 1969 nella strage di Piazza Fontana.
Per me crescendo, il 12 dicembre ha smesso di essere una giornata di festa dedicata a Santa Lucia – che i miei famigliari non mi hanno mai impedito di festeggiare – per diventare solo l’anniversario della strage.

Sono cresciuto sapendo di avere un nonno morto in seguito all’esplosione di una bomba: sicuramente quando si è bambini non si riesce a cogliere pienamente il senso e il perché di una cosa simile, che appare così terribile e spaventosa, e meno che mai si possono comprendere le motivazioni che hanno portato al compimento di una strage di persone al lavoro in una piazza di Milano.

Solo crescendo e maturando, ho potuto progressivamente cogliere a pieno la gravità di quanto era accaduto quel giorno e partecipato, sempre più spesso, alla commemorazione del 12 dicembre in Piazza Fontana ed alle iniziative che, come Associazione, organizziamo per non dimenticare mai quella bomba, quelle vittime e il periodo oscuro che ne è seguito.

In particolare, ho sempre ammirato la caparbietà di mia zia Francesca Dendena, di mio padre Paolo, di mia nonna, di persone che hanno visto la propria esistenza sconvolta all’improvviso e, pur provando ad immedesimarmi in loro, per capire il dolore e la sofferenza provati, non sono mai riuscito ad immaginarmi veramente che cosa abbia significato perdere una figura paterna in un modo così atroce ed improvviso. Sono cresciuto in una famiglia che è sempre rimasta coesa, forte di fronte alle difficoltà ed allo stesso tempo unita nei momenti belli, dal semplice momento di condivisione ad un confronto costruttivo, che non è mai mancato.

Ho consapevolmente scelto di dedicare parte del mio tempo all’impegno civile per non dimenticare, mi sono sempre sentito orgoglioso di portare avanti con dedizione e fermezza questo dovere morale.

Molto spesso sono intervenuto ed intervengo ad incontri nelle scuole, nelle biblioteche, nelle università, nelle sale istituzionali di enti pubblici nazionali ed internazionali, portando la mia testimonianza di giovane destinatario del passaggio del testimone della memoria.

Alla testimonianza diretta dei famigliari delle vittime si aggiungono quindi le mie parole, ovvero quelle di un giovane che ha raccolto con determinazione e convinzione il testimone della memoria.

Quando portiamo la nostra testimonianza nelle scuole e nelle università troviamo sempre un ottimo riscontro: molti ragazzi hanno voglia di conoscere, di capire, di chiedere e di confrontarsi. Sappiamo molto bene che non è semplice e che si tratta di argomenti molto delicati e complessi, tuttavia rimaniamo fermamente convinti dell’importanza di divulgare la memoria storica alle nuove generazioni, obiettivo ambizioso ma allo stesso tempo imprescindibile per la costruzione del nuovo tessuto civile, democratico e culturale del Paese.

Chiunque oggi senta questo impegno non come onere gravoso ma come dovere morale nei confronti della comunità in cui vive, a partire dalle più semplici e banali azioni della propria quotidianità, sapendo che rispetto civile, capacità critica, valori di limpidezza e trasparenza siano di importanza imprescindibile, svolge un ruolo civile encomiabile.

Non si tratta di un ricordo fine a se stesso, di momenti; si tratta di riflessioni condivise, di un punto di partenza.

Per chi come me è un testimone privilegiato di questa storia, è doveroso impegnarsi per far sì che il ricordo non svanisca, che sia invece da monito costruttivo affinché simili episodi non possano più accadere.

E questo impegno civile non verrà mai meno.

Published in50 anni

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