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The Sweepers. Una storia collettiva – 3

The Sweepers è il nome di una band nata a Napoli negli sessanta. La storia di quella band si intreccia con i sogni, le paure, i desideri e le ansie dei cinque amici che la fondarono, segnando in modo indimenticabile il loro passaggio dall’adolescenza alla giovinezza. Essi – Armando, Paolo, Peppe, Pino e Piero – hanno deciso di ricostruire la storia della band rispondendo, l’uno all’insaputa dell’altro, a tre domande sui primi passi di quella esperienza di formazione. A fare da sfondo della loro storia collettiva sono alcuni degli avvenimenti artistici di quegli stessi anni, mentre il periodo storico di riferimento va dall’assassinio di John Kennedy del 22 novembre 1963 ai primi scioperi degli studenti di Nanterre del novembre 1967, prologo del Maggio Francese.

A rispondere è Peppe Fioritto:

1. Racconta come si sono formati The Sweepers. Come cominciò tutto, come fu deciso il nome, in che anno ed in che periodo, quali furono le prime canzoni che il gruppo cominciò a provare.

Raccontare in vero non posso, come si sa non ho mai avuto una buona memoria.

Non so se riesco a spiegarmi: della mia vita passata ricordo molto ma molto poco, però rimangono e vivono in me tante sensazioni vissute nel tempo passato. Tutto cominciò per caso con un “ vogliamo fare un complesso ? “ mi disse Armando.

Quel giorno eravamo a casa di Paolo, non so perché, e fummo colpiti dagli strumenti musicali che Paolo aveva e suonava. Ma forse il vero motivo, almeno per me, veniva dal fatto che avevo cinque fratelli ( compreso Maurizio mio cugino) e due genitori canterini che non perdevano occasione per cantare tutti insieme. Era proprio un bel coro.

Quando é iniziata la nostra esperienza come band? non so. Liceo? Mi viene da sorridere quando mi chiedete quale furono le prime canzoni, non vi ricordate che io entravo con il basso sempre qualche nota dopo perché avevo bisogno di quelle note per capire quale era la canzone. In verità mi piaceva entrare un po’ in ritardo, era un bello entrare.

2. Qual’è il ricordo legato al gruppo che tu ti porti nel cuore?

Questo è un tema molto personale. Io non è che andavo molto bene a scuola e ne ero amaramente consapevole. Il complesso, per non dire voi, mi ha aiutato tanto: essere accettato in un gruppo, avere tanti amici mi ha permesso di avere più fiducia in me stesso, forse senza quella esperienza non mi sarei nemmeno iscritto alla università. Quindi come posso non portare nel cuore il complesso degli the sweepers, i miei amici. Abbiamo forse mai litigato ?

3. Quale fu l’esperienza più divertente che il gruppo ha vissuto?

Abbiamo iniziato con due chitarre, una radio da collegare alle chitarre, un quinto di batteria e ci sembrava già tutto bello. E poi l’aiuto di tutta la classe, beh è stato veramente un bel momento della nostra vita.

Risponde Pino Cenzato:

1. Racconta come si sono formati The Sweepers. Come cominciò tutto, come fu deciso il nome, in che anno ed in che periodo, quali furono le prime canzoni che il gruppo cominciò a provare.

Gli Sweepers si sono formati nel 1967, tra compagni di liceo appassionati di musica. Trovandosi a parlare spesso di musica, in quel momento di trasformazione radicale di nuove idee musicali, nuove proposte di ascolto e nuove formule. Numerosi i gruppi che si costituivano in quel periodo, cosa che ci spinse a tentare questo esperimento musicale.

Il nome : si cercava un nome che avesse una pronuncia orecchiabile, senza badare al reale significato della parola, ma mettendo in primo piano la “scioglievolezza” e la orecchiabilità. La lingua inglese in quel periodo veniva spesso usata senza motivo, e sembrava poter dare un tocco di attualità e compartecipazione alla creatività.
Si presentarono subito ostacoli, come il reperimento della strumentazione ed il posto dove provare. Ognuno di noi cercava di mettere a disposizione le proprie possibilità. Ricordo che l’ impianto di amplificazione, generico per voce ed altri strumenti non amplificati singolarmente, fu fornito da Peppino Fiorito, bassista del gruppo, e fu montato nel salone di casa mia al Vomero.

Quali canzoni ? Sicuramente motivi semplici, perlomeno inizialmente, con quattro accordi in tutta la canzone o poco di più. Eravamo molto acerbi, ma con tanta voglia di provarci e di “eguagliare” altri gruppi. Sicuramente motivi di Peppino di Capri, Bruno Martino etc., che nel proprio repertorio avevano pezzi orecchiabili e di facile imitazione.

2. Qual’è il ricordo legato al gruppo che tu ti porti nel cuore?

Il ricordo che porto nel cuore : una festa di compleanno nella quale fummo invitati, come gruppo musicale. Tale presenza fu la prima ufficiale in assoluto, e mi provocò un grande batticuore : cantare davanti ad estranei pronti a giudicarti fu per me molto toccante, una grande prova. Naturalmente la nostra presenza fu a titolo gratuito, e magari nessuno ci giudicava, ma l’ emozione fu grande.

3. Quale fu l’esperienza più divertente che il gruppo ha vissuto?

Esibizione al teatro di Rionero Sannitico, location legata a Peppino Fiorito, in occasione della festa del paese (non ricordo la ricorrenza).
Un “casino”, non funzionava più nulla. Cavi staccati, acustica pessima, ansia di suonare su un palco di fronte alle persone. Non vedevo l’ ora che terminasse la serata. A posteriori : fu molto divertente.

Nell’immagine: la copertina di Blonde on Blonde,  il settimo album discografico di Bob Dylan, pubblicato nel 1966 dalla Columbia Records. E’ ritenuto il primo album doppio veramente significativo della storia del rock  e segna il definitivo passaggio dall’era dei 45 giri a quella del 33 giri. L’album viene indicato dalla critica come uno dei più grandi album di tutti i tempi; esso anticipa di un solo mese l’uscita di un altro album divenuto con i decenni un cult: Freack out! di Frank Zappa. Blonde on Blonde scalò le classifiche di vendita negli USA ed in Gran Bretagna diventando doppio disco di platino. 

 

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  1. Armando Staffa Armando Staffa

    Anche in questa ricostruzione dei fatti, che portarono alla costituzione del nostro complessino, c’è tanta emozione. Proverbiale la tenera smemoratezza di Peppino, come la sua capacità insieme ai familiari di fare cori straordinari su qualsiasi canzone. Un pò più distaccata, ma sempre coinvolgente la descrizione di Pino che ha ricordato le palpitazioni delle prime esibizioni sul palco.

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