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Ti chiamavo amico

Qualcuno mi avrà trasmesso questo sentimento, quello di fare posto accanto a me a due occhi smarriti, a quelle mani tremanti, al timore di sbagliare, alla paura di parlare con chi non capirebbe. E non ho mai smesso di farmi largo tra i cuori in tumulto, ma senza far accorgere all’altro che io ho già capito. A volte son stata scelta, ahimè, tra altri. Mi han fatto carico di problemi così intimi, personalissimi di cui ho avuto timore di parlarne. Ma mi han tirato dentro, mio malgrado.Ho preso su di me quel fardello così troppo pesante e l’ho diviso con quella persona. Il mio aiuto è stato di ascolto, di comprensione, pochi consigli, perché l’altro a volte vuol solo una spalla su cui piangere o parlare davanti ad una tazza di caffè. Non sono mai rimasta indifferente, delle storie cose dolorose coinvolgono e la compassione è solo il primo passo quando si tratta di un amico. Poi succede l’inaspettato. D’improvviso sei ignorato, a stento un saluto, che diventa anche quello sempre più raro. L’indifferenza improvvisa, senza spiegazioni, senza reali motivi. Ti poni mille domande, ti chiedi dove hai potuto sbagliare. Inutile cercare di capire. Alti muri a tagliar fuori, che solo Dio sa perché. Sarò fuori tempo, ma non lascio mai niente di intentato. Sarò una rompiscatole, ma preferisco sapere anche una cruda verità, piuttosto che marcire nel dubbio. Considero una vigliaccheria evitare il confronto , sfuggire il guardarsi in faccia con onestà .

Pubblicato inGenerale

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