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Tommaso da Mantova: la vera storia del fantasma della torre Eccelina

Tommaso da Mantova: la vera storia del fantasma della torre Eccelina.
letterato ed erudito, nacque a Mantova nel 1326, fu trucidato a montagnana nel 1388 per mano del popolo crudele. Studiò teologia e filosofia in vari studi francescani dell’Emila. Dal 1349 ebbe fissa dimora a Padova alla corte dei Carraresi.
Per inquadrare il tempo si trascrive la storia com’ebbe a narrarla nel 1781 l’erudito Giacinto di Jacopo dei Foratti, avo dello storico di Montagnana e molto altro, Giacinto Foratti.

Avvenne nell’anno 1345, che Marsilietto da Carrara Signore di Padova, fosse ucciso da sicari dopo appena 40 giorni di governo della signoria. Successe a questo Jacopo II° da Carrara, che volle Tommaso da Mantova come precettore di a corte.
Alla morte dal padre Jacopino 1350, s’insediò Signore di Padova Francesco I° da Carrara, eccellente principe, grande umanista, che non ebbe remore ad accusare lo zio Jacopino, di tradimento.
Francesco I°, poi detto il vecchio, ebbe con lo zio Jacopino il dominio della signoria di Padova per ben sei anni.
Per la cronaca Jacopino morì da prigioniero del nipote, nella rocca di Monselice nel 1372, dopo essere stato prigioniero prima a Trambacche ed in seguito a Castelbaldo.
Il crudele, Francesco I° il Vecchio, fu amante dell’arte, della conoscenza e della cultura, ebbe a proteggere il mantovano, così come protesse diversi uomini di cultura e d’arte del tempo, provenienti da ogni dove. Tra tutti vale mentovare Francesco Petrarca e Altichiero da Zevio che insieme produssero il libro “De Nobilitate” con l’intento di porre in luce egregia il Mecenate protettore.
Venezia fomentava gli Scaligeri affinché disturbassero il dominio di Francesco il Vecchio. Nessuna “pace” fu possibile nelle ubertose pianure.
Per la pace con il popolo avverso e i veneziani minacciosi, alla conoscenza di molti altri nemici, il saggio Carrarese si dette a volontario esilio in quel di Monza ove la morte lo colse nel 1392.
Per chiarezza, nel 1388 cedette il potere del dominio al figliuolo Franceso Novello. Anche lui dovette fuggire dalla sua terra. Rientrò a Padova nel 1391. Fu un Mecenate, alla guisa del padre. Dovette soccombere all’espansionismo dei veneziani. Fu catturato e imprigionato nel 1404. Fu strangolato in carcere nel 1406.
Tuttavia dal 1388 al 1392 ebbe il dominio di Padova, Jacopo dal Verme, supremo capitano delle genti viscontee, accettava questo in nome e per conto del Conte di Virtù, suo signore.

La storia. A Francesco seniore, quando prese la via dell’esilio di Monza nel 1388, al suo seguito si aggiunsero i congiunti: Jacopo, Pietro e Conte, pochi amici di fede, tra questi Tommaso da Mantova e altri fedelissimi.
Presero la via di Monselice, indi poi Este, dove la popolazione era festante per la sua partenza. Non si fermò per il pernottamento, divise il gruppo degli esiliandi, indirizzo la moglie verso Vighizzolo, mentre con lo stretto seguito personale proseguì per Montagnana. Quando fu presso la cittadella, venne incontrato da parte degli abitati che gli recarono il tributo sterile del compianto.
Furono ospiti per la notte della comunità. Di buon mattino s’avviarono verso Cologna. Nessuno s’accorse che taluno del seguito, seppur caro e fedele, mancasse.

I Montagnanesi si dimostrarono rispettosi del dolore, mentre parte di loro, partigiani di Giovanni Galeazzo e Jacopo dal Verme, nel medesimo tempo ordivano il tradimento.
Nemmeno giunto a Pressana il Nobile Carrarese, i partigiani ben armati irruppero in piazza grande, con un prigioniero nottetempo catturato, al grido di “viva il conte di Virtù” assalirono a casa sua il Conte Bartolomeo da Montecuccolo, podestà di Montagnana fedele dei Carraresi.
Voleva questi opporre resistenza. Vinse la ferocia del furore popolare. Avvenne che con il fuggiasco catturato, tale Tommaso da Mantova e Podestà fossero tosto tagliati a pezzi. I rivoltosi occuparono i castelli degli Alberi e il mastio verso est, detto di San Zeno. Inviarono subito ambasciatori chiamati anche “oratori” al Conte di Virtù.

• Il malcapitato letterato Tommaso da Mantova, si trovò le rozze lame di quella rurale selvaggia, barbara e malvagia sbirraglia montagnanese. Questi avvertito da una serva dell’imminente atto scellerato contro il podestà locale, per vendicarsi del Signore di Padova in fuga, indusse il Mantovano ad intraprendere un percorso diverso e recarsi verso Ostiglia nella natia Mantova. Venne catturato dai montagnanesi congiurati in località Luppie, presso la località “quattro contà”.
Il Fantasma di Tommaso da Mantova nottetempo vaga per i castelli di Montagnana, impreca e maledice Carraresi e i Montagnanesi suoi assassini.

nell’immagine: Il Castello di san Zeno a Montagnana

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