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Tremo, ma rimangono gli occhi

Tremo di fronte all’imperturbabilità, tanto quanto al cospetto della sofferenza.
L’una è asettica, impersonale, priva di pathos e personalmente la ritengo crudele.
L’altra è vera, umana, calda e mi spinge verso l’altro.
La freddezza e il distacco sono ingredienti che incontro spesso nelle persone, lasciandomi non solo interdetta ma anche vuota.
Eppure questi comportamenti sono l’emblema della modernità, dove tutto scorre e non si vorrebbe che lasciasse un segno, soprattutto nell’anima.
Ma proprio “il segno” è ciò che ci rende unici e complici nel nostro destino condiviso.
Perché non c’è chi riesce e chi no, chi vince e chi perde, c’è solo l’amarezza, per tutti, quando la vita sembra girarci le spalle.

“Raccontami qualcosa, dai…”
Un collega, a più riprese, da qualche tempo, mi spinge a raccontarmi.
Mi ha chiesto questa mattina perché nessuno parli di se stesso, perché tutti raccontino cosa fanno ma non chi siano e cosa provino.
Ho risposto, spiazzata e con un certo imbarazzo, che ciò che si dice spesso viene frainteso, usato contro.

Più volte ho subito il tradimento di essere abbandonata, dopo essermi fidata, io che non vorrei altro che potermi mettere a nudo, essere me stessa, essere aiutata nelle difficoltà e poter spartire le gioie.

La sua domanda mi ha lasciata interdetta.
Dunque anch’io mi sono raffreddata, chiusa in me stessa, e cerco, per troppa sofferenza, di rendermi invisibile.

“Tremo”, mi dice ogni volta che mi incontra, “Tremo dentro, ci stanno facendo del male”.

Io lo ascolto, so quello che prova e lui sa che lo ascolto.
Ha riconosciuto in me chi può capire, e mi spinge a lasciarmi andare, ancora una volta…

Per come sono, non è facile accorciare le distanze, non lasciarmi coinvolgere, trattenere le emozioni che vorrebbero gridare aiuto, comprensione e anche vendetta.
E’ solo scattata l’autodifesa di fronte ad un mondo che perlopiù è sordo.

C’è un rimedio: guardarsi negli occhi.

Pubblicato inGenerale

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