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Un albero padre

 

In alcune lingue o dialetti la parola “albero” e i derivati specifici sono di genere maschile e in altre femminile. A quest’ultimo genere, per esempio, appartengono “a árvore” in portoghese e “a ficara” (il fico) in calabrese. In questi casi, la grammatica sembra rappresentare più adeguatamente la potenza generatrice naturale, trattenendo, sul piano linguistico, il femminile del generale e generico “pianta”.
Com’è ovvio, l’assegnazione differente nei vari idiomi a uno dei due generi è un destino comune a moltissimi altri termini, cosa che, sia detto tra parentesi, complica spesso le traduzioni. I nostri pensieri sono formulati in parole, dunque a parole diverse o con sfumature differenti corrispondono pensieri diversi o differenti sfumature. Viaggiare tra le lingue è, probabilmente, la forma più affascinante di esplorazione dell’alterità. E si potrebbe non smettere mai, fino al naufragio.
L’estate è per me un tempo particolarmente favorevole per abbandonarmi a derive del genere, anzi sul genere. Ed è così che sono arrivata all’albero padre.
La prima cosa che ho incontrato di lui sono state le parole reticolari di un blog, poi ne ho conosciuto l’immagine nelle moderatamente frequenti fotografie condivise sui social, spesso attorniato dalle giovani e giovanissime stelle che lo illuminano. Pseudo conoscenza di un’esistenza tutta da ricomporre, fatta di piccoli tasselli, sufficienti però a intuire una ramificazione lussureggiante e un tronco con molti cerchi.
A proposito di cerchi, mi è capitato di leggere della dendrocronologia, il metodo di datazione basato sugli anelli, e scoprire che la loro ampiezza varia di anno in anno, a seconda della quantità di acqua che l’albero riceve. L’informazione mi è subito sembrata metafora plastica di una vita piena, compatta ma a diverse intensità, di amori, figlie, amicizie, politica, letture, scritture, viaggi, città, abbandoni, recuperi.
Così, quando ho incontrato di persona il mio amico virtuale, l’ho riconosciuto.
Ogni anno ha lasciato in lui esperienze che, come l’acqua, si sono consolidate in anelli di diversa ampiezza, certo, ma tutti concorrenti a fare di lui un uomo ricco di anni, di ferite, di tenerezze, di contraddizioni, di ironia e tristezza, di inquietudini recenti e certezze remote, di timori arruffati ed entusiasmi giovanili, golosità spontanee e sobrietà meditate, insofferenze e gratitudini, fragilità e resistenza. Accogliente. Provvidente. Curioso. Interessato alle storie, dunque alle vite degli altri e delle altre. Preoccupato di fornire soluzioni a chi se le aspetta da lui, più disinvolto sul come, mi pare. Padre, non patriarca, la responsabilità come antidoto all’eterna adolescenza del Narciso che, pure, trova spiragli, fenditure nella corteccia da cui emerge in forma di desideri, giochi, sogni e lampi di sventatezza. Un equilibrio tra gli spigoli della realtà e le curve dell’immaginazione da puntellare ogni giorno. Una faticaccia, probabilmente, ma un gran divertimento di sicuro.
La mia vacanza per foreste si è così piacevolmente conclusa con il rinvenimento di un esemplare non molto comune nella flora umana, l’albero padre. Interessante e non meno imperscrutabile di una pianta madre. Un libro ancora tutto da leggere.

nella foto: L’Albero Padre, Globus Rivista

Pubblicato inGenerale

2 Commenti

  1. PierluigiDelPinto PierluigiDelPinto

    C’è voluto un pò per credere davvero che l’albero padre della tua storia fosse la persona con la quale convivo da più tempo e che conosco (abbastanza) bene.
    Mi lusinga crederlo ed allora preferisco considerarlo un’ipotesi del mio epitaffio che, come in ogni caso, è un pò “troppo”.
    Grazie Iaia, dunque, perchè un epitaffio così ben scritto, così coinvolgente e originale non è facile per nessuno poterlo ostentare.

  2. ERNESTO AUFIERO ERNESTO AUFIERO

    Iaia, splendido ritratto! A quest’albero continuo a tendere “la pargoletta mano” (quella di un bambino impaurito che non sempre ha il coraggio, e la gioia, di mostrarsi adulto). E ricevo “bei vermigli fior” profumati di passione, intelligenza e verità, il dono più bello di questa compagna amicizia.

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