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Un allarme inascoltato

“L’uomo che pensa con la propria testa e conserva il suo animo incorrotto è libero. L’uomo che lotta per ciò che egli ritiene giusto, è libero.
Per contro, si può vivere nel paese più democratico della terra, ma se si è interiormente pigri, ottusi, servili, non si è liberi; malgrado l’assenza di ogni coercizione violenta, si è schiavi”

Ignazio Silone da Vino e Pane

 

Appresi come tanti altri della scoperta della contaminazione leggendo il giornalaccio padronale che rilanciava il comunicato stampa della regione Veneto.

Era il 5 luglio 2013 e avevo appena finito di sorseggiare la prima delle numerose tazzine di caffè, che accompagnavano le mie giornate in ospedale. All’inizio non ci feci tanto caso, ma dopo una settimana circa, leggendo un articolo sul sito di un sindacato di veterinari, compresi che ci sarebbe stato del lavoro per me, in qualità di presidente dell’Associazione Medici per l’Ambiente della provincia di Vicenza.

Mi resi conto, come avevano già fatto i veterinari, che a gestire la faccenda era stata chiamata gente di cui non ho la minima stima umana e professionale, con cui avevo avuto modo di scontrarmi numerose volte durante la mia vita lavorativa e che, ora, per puro caso si trovano a gestire quello appariva, da subito, un disastro ambientale di proporzioni inaudite.

Nessuno dei funzionari della Regione avevano pregresse competenze in tema di interferenti endocrini e tanto meno delle famigerate sostanze perfluoroalchiliche, o PFAS che è la sigla come sono oramai universalmente conosciute le molecole.

Fra i funzionari romani che dovevano affiancare quelli locali, sebbene tutti valenti professionisti e ricercatori, non c’era un medico che, nel suo curriculum, avesse qualche pubblicazione sulle PFAS o una qualche  competenza clinico-epidemiologica.

All’epoca non ero un esperto di PFAS, anche se conoscevo la storia dell’analoga contaminazione causata dalla DuPont sulle rive del fiume Ohio negli Usa e conoscevo il “decalogo sugli interferenti endocrini per il cittadino pubblicato” sul sito del ministero dell’ambiente nel quale si diceva chiaramente che tali composti possono provocare danni alla salute, fra cui infertilità, danni al fegato e alla tiroide.
Io, in quel periodo, mi stavo occupando di una raccolta firme per far includere i territori di due ULSS vicentine nel registro tumori del Veneto, dal quale erano rimaste storicamente escluse. La curiosità mi spinse ad andare a vedere se nei comuni allora considerati fra i più contaminati da PFAS ci fosse una maggiore diffusione delle patologie che sono considerate associate a questi composti. Forse non era una semplice coincidenza, se, stando ai dati ufficiali dei bollettini regionali e del Registro Tumore del Veneto, alcune patologie, tumorali e non tumorali, sembravano essere più frequenti nei comuni della zona successivamente definita “rossa” rispetto alla media regionale.

Questa coincidenza non permetteva di affermare che l’aumentata diffusione di alcune malattie fosse causata dalle PFAS, ma era, certamente,  uno stimolo ad approfondire.

Di questi miei studi preliminari davo notizia sul mio blog personale: ne trassi un articolo che decisi di inviare ai miei superiori dell’azienda sanitaria presso la quale lavoravo, a tutti i miei colleghi, a tutti i sindaci della provincia di Vicenza, alle principali testate giornalistiche locali e nazionali della carta stampata radiotelevisiva, ai conduttori dei più importanti talk-show delle televisioni pubbliche e private.

Non mi rispose nessuno, se non un sindaco di un comune di una zona non contaminata.

L’unico risultato di questa mia iniziativa fu l’avvio di un provvedimento disciplinare nei miei confronti, una censura scritta, da parte della direzione generale del mio ospedale, che mi accusò di aver danneggiato l’immagine dell’azienda per aver diffuso all’esterno notizie che loro ritenevano riservate senza chiedere preventivamente la loro autorizzazione, come previsto dal regolamento interno aziendale, di cui ignoravo l’esistenza.

Riconobbi la mia ignoranza e, come Garibaldi a Teano, anch’io obbedii, pur considerandola  una sorta di intimidazione, ed un invito, nemmeno poi tanto larvato, a non occuparmi più del caso. Infatti, la direzione era stata indotta ad avviare il procedimento disciplinare su segnalazione dell’allora sindaco di Lonigo, nella cui giunta sedeva anche un mio collega al quale era stato affidato il compito istituzionale di seguire la vicenda PFAS per la nostra ULSS, come allora si chiamavano le attuali aziende sanitarie.

Forte del codice di deontologia medica, riuscii a convincere una quarantina di miei colleghi dell’ISDE Veneto a firmare una lettera nella quale chiedevamo che in Veneto fossero attuate immediatamente tutte quelle misure, atte a salvaguardare la salute umana ed ambientale, che erano state attuate negli Stati Uniti una decina di anni prima a favore della popolazione contaminata sulle rive del fiume Ohio.

Fra le richieste più importanti, c’erano quella di avviare immediatamente uno screening a spese dei responsabili dell’inquinamento su tutta la popolazione contaminata, di fornire ai cittadini, agli allevatori e agli agricoltori acqua ad uso umano priva di PFAS, di esaminare gli alimenti, di condurre studi epidemiologici adeguati.

Non ci fu data alcuna risposta, né fummo mai convocati da alcun direttore generale delle ULSS interessate né in Regione Veneto per chiarire le nostre posizioni.

Poiché non c’era traccia degli studi da noi proposti, chiedemmo che ci fossero forniti i dati necessari, che sarebbero dovuti essere pubblici, in modo da farli noi, questi benedetti studi.

I funzionari regionali opposero un netto rifiuto così decidemmo di arrangiarci e di fare il pane con la farina che avevamo.

Conducemmo quello che in gergo si chiama uno studio retrospettivo geografico o ecologico. In altre parole esaminammo i dati ISTAT analizzando le schede di morte dal 1980 al 2011 e trovammo conferma dei miei sospetti iniziali.

Alcune patologie sia nei maschi che nelle femmine (diabete, infarto del miocardio, ictus cerebrale, malattia di Alzheimer e nelle donne anche cancro del rene e della mammella) erano una causa di morte più frequente nei 21 comuni con acqua potabile più contaminata da PFAS rispetto ai comuni senza PFAS nei loro rubinetti e nelle loro falde.

Dopo la pubblicazione dei risultati del nostro studio la situazione cominciò a cambiare, grazie forse anche alla fortunata coincidenza del pensionamento/allontanamento di alcuni dei personaggi che avevano condotto le danze fino ad allora e che, secondo alcuni, avrebbero tenuti nascosti nel cassetto i risultati di alcuni studi condotti dalla Regione Veneto ,

All’inizio del 2017 la Regione Veneto si decise a far iniziare i controlli su una parte della popolazione contaminata, non su tutta come noi avevamo chiesto già 4 anni prima.

La scoperta che nel sangue dei ragazzi si annidavano quantità altissime di PFAS, da noi prevista anni prima, determinò la scesa in campo dei genitori che, sfruttando l’onda emotiva e il carico simbolico della figura della mamma che si erge a difesa dei propri cuccioli, sono riusciti a conquistare il ruolo di protagonisti sul triste palcoscenico dell’area contaminata e, almeno apparentemente, a espugnare i palazzi del potere e a far breccia nei cuori dei satrapi veneziani e dei loro golem spediti in periferia ad eseguire gli ordini assegnati.

Nei confronti miei e dell’associazione che rappresento, vige ancora l’ostracismo più totale.

Nonostante l’indifferenza formale dimostrata nei nostri confronti, alla fine sono stati costretti ad accogliere molte delle richieste avanzate da ISDE.

Resta il rammarico del ritardo con il quale le nostre proposte sono state rese operative.

Se, viceversa, avessero accolto a tempo debito la nostra richiesta di collaborazione, la salute dei cittadini veneti contaminati da PFAS avrebbe potuto essere tutelata al meglio e molto tempo prima di quanto sta avvenendo.

E in questa fase in cui i satrapi di cui sopra stanno contribuendo a distruggere il sistema sanitario pubblico nella nostra Regione diventa sempre più urgente tutelare la salute dei cittadini, innanzitutto attraverso la prevenzione delle malattie connesse all’inquinamento ambientale.

E questa è, da sempre, una mia radicata convinzione.

*Presidente della sezione regionale del Veneto dell’Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia Onlus

Published inGenerale

2 Comments

  1. Vicenzina Vicenzina

    Complimenti Dott.
    Chissà su quante altre problematiche arriviamo in ritardo🙄

  2. GIULIANA ACCARDI. GIULIANA ACCARDI.

    GRAZIE PROF. PER QUANTO FA E DONA A TUTTI NOI : L’UMANITA’.
    SAPPIA,PER QUEL CHE PUÒ VALERE, CHE HA TUTTA LA MIA STIMA .
    SE ME LO PERMETTE , LE IVIO UN GROSSO ABBRA CCIO.

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