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Un amico in più

 

Capisci di aver letto un buon libro quando giri
l’ultima pagina e ti senti come se avessi perso
un amico.
Paul Sweeney

Mi sono sentita così tante volte, come se stessi perdendo un caro amico.

Leggere mi fa questo effetto, a volte.

Ci sono libri che non sono semplici libri, hanno un potere nascosto e inimmaginabile.

Le parole e le storie che raccontano sono parole dosate con sapienza, perfetti esercizi di stile, semplice passatempo per qualcuno, eppure hanno il potere di parlare a te, proprio a te, soltanto a te.

Ti permettono di entrare in un mondo di fatti e persone immaginarie, di diventare spettatrice di eventi che si susseguono davanti ai tuoi occhi mentre te ne resti nascosta in qualche anfratto dal quale però riesci a vedere e sentire tutto.

Già, sentire, non solo con l’udito ma sentire con tutta te stessa, sentire esattamente quel che prova chi sta vivendo quella storia, i suoi tormenti, il suo dolore profondo, la gioia di un amore conquistato o solo ritrovato.

Sentire insomma con l’anima e con il corpo, farsi scuotere le membra da quelle stesse emozioni, percepirne i mutamenti attraverso gli odori o i colori, restare senza fiato proprio come i personaggi, vivere sospesa insieme a loro.

E senti che nel tempo della lettura la tua vita si annulla, si ferma per tuo volere. Non smetti di vivere, no, non ti è concesso, ma entri in una sorta di stand by emozionale. Sai che quelle passioni appartengono solo a te e non sei disposta a condividerle con nessuno. Le lasci per un istante per poi ritrovarle, amanti occasionali ma inseparabili.

La voce di carta è pronta a riprendere dal punto in cui si era interrotta.

Ci sono libri che non sono soltanto libri e ti chiedi perché siano rimasti su quello scaffale per così tanto tempo. Erano lì e lo sapevi eppure li hai evitati, rifiutati, persino ignorati come faresti con chi non ti appartiene. Ne scegli un altro, in mezzo a tanti, un nero in attesa che esca un rosso su una roulette dove punti tutto guardando un titolo o una copertina, dove tenti di indovinare o ti lasci semplicemente guidare seguendo la sensazione della pelle.

E loro lì, muti e silenziosi in attesa dell’attimo in cui ti accorgerai finalmente di loro, quell’attimo tanto sperato, quel turno perennemente in attesa, l’istante in cui le dita sfioreranno le pagine mai aperte, l’istante in cui una storia mai raccontata diventerà tua per sempre vivendo la sua prima unica e vera vita, quella dei suoi protagonisti fino ad allora rimasti silenziosi.

Così ho conosciuto Subash e Udayan, è così che sono timidamente entrati a far parte della mia vita, dapprima anonimamente e poi sempre più prepotentemente. E li ho immaginati fratelli, quasi gemelli, uguali, ma tanto diversi e ho imparato a conoscerli, a sognare con loro, ad amarli ma anche odiarli mentre le pagine mi svelavano storie, pensieri, emozioni.

E così che un anonimo libro mi ha fatto incontrare Gauri una donna tanto moderna quanto vittima dei retaggi di un paese così lontano e distante dal mio, che vive tutta la vita senza darle un senso, la spreca per sempre, inevitabilmente e crudelmente, sapendo di farlo. Una donna, una come tante, perduta forse per sempre, in un mondo così diverso dal mio. Una donna così lontana ma così vicina che ho sentito dentro ogni fibra del mio corpo, che ho incitato, silenziosamente, perché desse una svolta a quel destino che le apparteneva sin dalla nascita, una donna che mi ha fatto soffrire e piangere.

E poi ho visitato città che non conosco, viaggiato in lungo e in largo attraversato la storia di popoli e paesi, ho immaginato strade e case, giardini rigogliosi di fiori appariscenti e stagni brulicanti di vita disordinata, ho annusato spezie inebrianti e assaporato aromi ammalianti.

Ho sentito addosso la seta dei sari delle donne indiane, ammirato i colori brillanti, riconosciuto l’odore della curcuma sparsa sul loro capo, abbacinata dalla lucentezza dell’olio sul loro corpo.

Un libro non è mai soltanto un libro, a volte diventa sigillo nella memoria, apre la caccia ai ricordi e le storie si trasformano in lezioni di vita che arrivano in un preciso momento, quando è giunto il tempo di tirare le somme.

E così apri gli occhi.

Ancora una volta persone che non incontrerai mai lo hanno reso possibile, l’inesplicabile viene spiegato, diventa limpido.

Leggere è come entrare a far parte di una famiglia nuova che c’era già ma non conoscevi.

Per un momento il tuo nucleo si sposta altrove, proiettato in un tempo e in uno spazio ignoto, distopico che piano piano si svela per diventare reale.

Resta alla fine un profondo senso di pace ma al tempo stesso di perdita, proprio come un buon amico che dopo una bella scampagnata prende un’altra strada e se ne va.

E la pace si trasforma in debito verso chi ti ha aperto gli occhi, ha reso l’inesplicabile chiaro, ha colmato vuoti che non sono più a perdere, perdonato assenze che vengono da lontano, disegnato nuove prospettive.

Il tempo poi farà il resto, le parole saranno dimenticate, inghiottite dalla quotidianità, ci saranno altre storie da vivere.

Non sempre ciò che finisce è una fine però, forse è da lì che ritrovi la strada per ripartire.

Con un amico in più.

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Published inTempo libero