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Un amore cupo

Era triste e solo,
In famiglia solo litigate
E L’amore era assai poco.
L’amore, qualcosa di sconosciuto
Da non poter spiegare a nessuno.
Una sensazione triste e nera
Che significava solitudine.
L’amore, un viaggio in cui incontrare
Paure e tristezze. Lacrime
Gli faceva male pensare al passato
Di un’infanzia vissuta in un buco nero.
Pensare era l’unico modo di andare avanti.
Era solo su un schermo sentendo litigare
I suoi genitori.
Non riusciva ad amare nessuno
Ma dentro il suo cuore esplode
Di amore e gentilezza.

di 12 anni, vincitore del Concorso Letterario classi prime Istituto Comprensivo Caio Giulio Cesare di Osimo

(foto di Flavio Scarpacci) 

Published inAmore

Un commento

  1. V V

    Sono io uno dei mostri della storia. Sono io la protagonista del racconto, la pietra sulla sua infanzia, sulle sue risate, sulla sua innocenza. Sono stata io a volere la separazione da suo padre, ad assumermi la responsabilità di tagliare un ramo che era secco da anni. Qualcuno un giorno mi disse che abbiamo il dovere, verso noi stessi, di cercare la felicità. La mia vita è costellata di esempi, subiti e patiti, in questo senso. La felicità non sapevo cosa fosse, non fino a qualche mese fa. Ho scoperto l’amore quando lui lo perdeva, quando la sua idea dell’amore (che amore non era) si sgretolava davanti ai suoi occhi. Ho pianto tanto quando ho letto per la prima volta la sua poesia. Me l’ha fatta leggere lui. Non l’ho rubata, non l’ho ricevuta di mano in mano. L’ha condivisa con me, esponendosi al giudizio, esponendomi alla condanna. Ho pianto tanto quando l’hanno letta in un teatro gremito di persone, persone che conoscevo, persone che cercavano il mostro ed io piangevo. Piangevo e battevo le mani, battevo le mani e piangevo. Poche ore dopo, finite le lacrime, qualcosa di nuovo e potente è cresciuto dentro di me. L’orgoglio, innanzi tutto. L’orgoglio di vedere mio figlio vincere il primo premio in un concorso di poesia. E non è per il premio, nient’affatto. Ho insegnato io l’alfabeto ad adriano, con I disegni, con I giochi, con I libri. Gli ho insegnato l’amore per la lettura, per le parole, che sono la migliore arma che abbiamo, contro l’ignoranza, l’ingiustizia, il dolore. Gli ho insegnato a dire sempre quello che pensa, a urlarlo se necessario e ad esprimere quello che sente. La sua vittoria, anche se con una poesia in cui io sono il mostro della sua storia, è la mia vittoria. Mi rende orgogliosa per lui e per la mamma che sono stata per lui.

    La vita è meravigliosa adriano e l’amore, quello vero, esiste e vince sempre!

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