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Un anno di merda

Alle 8,43 di stamattina Google mi ha informato che “A Montagnana è prevista pioggia alle 9”.
Piove da stanotte. Mi ha strappato un sorriso.

Meraviglia della tecnologia e del mondo moderno che ci vuole sempre just in time. Agenda elettronica, messaggi per tutti gli avvenimenti che il tuo I-Phone ritiene imperdibili per te, tutto programmato e tutto in una prospettiva di puntualità ed efficienza.

E’ bastato un affare microscopico che si è insinuato nella patina fredda della prevedibilità al millesimo di secondo della vita di ciascuno che è saltato tutto.

E ciascuno si è trovato a fare i conti con se stesso e i propri istinti primordiali: il terrore e la rabbia, in sequenza alternata. L’uomo primitivo ha sbaragliato l’uomo tecnologico, quello che non può ultimare una frase senza averci infilato dentro un full una call e qualche decina di OK.

Il cervello umano, spinto dalla paura, conserverà i flash delle immagini dei giorni del Male oscuro, della Belva, per tutto il resto della vita.

L’istantanea del corteo notturno dei camion pieni di bare a Bergamo rimarrà scolpita nella mente e ne narreremo ai nipoti. Se potremo farlo.

Sono qui che scrivo. Ho portato le bambine a scuola (sotto la pioggia scrosciante), sono tornato a casa di corsa per abbracciare a lungo mia moglie, sfiorando come sempre il cielo con un dito. Non chiedo altro. E ringrazio il Signore per ogni altro minuto di vita così. Proprio così: senza cenone, senza abbracci, senza neve, senza botti, senza feste, senza stelline e balli e caroselli.

Sono un uomo fortunato. Non può essere per tutti così.

E dopo le due ondate di pandemia, la scomparsa di celebrità legate ai cuori di milioni di persone e l’alluvione di queste ultime settimane diventa difficile dare torto a Diego Bianchi che, nella sua apertura della puntata di Propaganda Live di Venerdì 27 novembre, dichiarava piatto “Questo 2020 è proprio un anno di merda”

Un anno che sembra infinito. Il tempo non scorre come prima. E non riesci ad abituarti a vivere con la sensazione di esser accerchiato e il cerchio si stringe, nel piccolo paese, anche tra gli amici, i parenti e finisci, sempre, con il parlare del “Male” che a marzo sembrava indistinto e lontano, adesso colpisce intorno a te – qui, a Roma, a Napoli, a Milano – e i nomi dei morti appartengono a facce conosciute.

Tutto quello che c’era prima di febbraio sembra essersi dissolto dalla memoria.

Ho dovuto faticare per ricordare com’era iniziato questo 2020. Ed era iniziato nel migliore dei modi. Eravamo a Barcellona, a festeggiare i 40 anni di mia moglie ed il Primo dell’Anno, una giornata fredda e assolata, siamo andati alla Sagrada Familia, le bambine erano entusiaste e noi con loro, ci siamo fermati su una panchina a mangiare i panini ed era tutto splendido.

Credo che non bisogna mai smettere, nemmeno per un solo momento, di pensare che torneremo a ridere come le mie due figlie sull’altalena di Barcellona qui nella foto di copertina.

Ci si ammala anche di tristezza, di malumore e di angoscia.

Ripensare ai momenti sereni, ripercorrere le immagini degli istanti di felicità può servire: non per immergersi nella nostalgia ma per alimentare la voglia di vivere.

E senza quella, ma che vita è?

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato inGenerale

3 Commenti

  1. Come al solito, un racconto splendido, un affresco, che illumina questa ennesima giornata di pioggia. E di merda. Hai perfettamente ragione. Stanotte Paolo Rossi, stamattina i miei compagni di classe mi chiamano per avvisarmi della morte di una nostra compagna (Claudia Piccolino), con la quale ho fatto dalle elementari all’esame di maturità. Un brivido, perché nell’appello e negli appelli era sempre “… Piccolino-Ranieri”. Mi sento sfiorato dalla morte, angosciato da queste notizie, la paura mi assale. Come diceva il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer, ” … non v’è rimedio per la nascita e la morte, salvo godersi l’intervallo. E soprattutto goditi le figlie, la vita e questa amore smisurato per Sara, che ti invidio, positivamente. Mi manca, amare. Come l’acqua a una carpa. Ciao ‘fratellone’ e riempi le nostre giornate. Dai luce a queste tenebre. Illumina il buio di questi giorni.

  2. Mario Martello Mario Martello

    Da par suo Pier riesce a tratteggiare icasticamente stati d’animo e situazioni opposti e contigui al medesimo tempo. E il tempo sembra che non passi mai…Si vive in una lunghissima attesa….resa meno asfittica da quella voglia di vivere alla quale saggiamente Pier si richiama
    Grazie Pier.

  3. Mino Mino

    Letto adesso. È bellissimo. Un’ode all’essenza della vita.

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