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Un conto da saldare

Non vorrei che fosse mai arrivata questa lettera eppure con ansia e frenesia ho aperto la busta che la conteneva. Non ha mittente, la carta questa volta non profuma, sembra quasi un epitaffio. Pochi righi per chiedere di saldare il conto, ma la vita non è un debito e sulla bilancia di tutti i giorni, io metto il mare. Io la vita non l’ho comprata, non l’ho mai chiesta, so che per attraversarla ho rubato sì, notti rare e ucciso giovani giorni relegandoli sulla panchina del faro. Al primo vagito, il vaccino che si riceve è quello della disillusione ma io non l’ho fatto, anarchico dalla nascita. Ogni giorno ho amato solo per vedere occhi lucidi, capaci di riflettere e specchiare i bagliori del cielo. Non ho mai posseduto nulla se non i sogni altrui. Forse li ho legati con fili di tenerezza e passione ai vostri polsi, per non vederli scomparire e a voi regalare il ridere come di bambini. Ho aspettato troppo che quel guscio rientrasse dalle onde, tenendo alta la luce della lanterna come il più vecchio dei guardiani. Perché pagare il conto per la solitudine? È vero si percepiscono troppi odori, rumori, il mare e il cielo si mischiano, si comprende meglio che il fulmine schizza dal basso verso l’universo e che questo non è un regalo di dio, ma io non mi sento pedone, torre, alfiere, non sono nato per mangiare o essere mangiato, sono la scacchiera, dove liberamente vi siete cimentati, dove avete cambiato le regole del gioco. Cosa devo pagare, quale debito lascio, quale pregiuzio verrà a riscuotere per questo mio essere? Non posso neanche rateizzarmi, mi sono dato al vento come un pugno di coriandoli e in ognuno c’è un frammento di voi.
Allora esattore ti aspetto, qui ho mille vite da restituirti.
(il Nautiere)

foto di copertina: Henry Cartier Bresson, Spagna 1953

Pubblicato inGenerale

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