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Un gigante dal cuore tenero

Dicono che ormai i trapianti al cuore sono operazioni di routine. Dicono che ormai la tecnologia medica è talmente avanzata che le probabilità di riuscita sono sbalorditive. Dicono. Non dice lo stesso chi dentro quella routine è un numero. Il numero sbagliato. Il numero che è fallito. E così, quel numero sbagliato che rappresenti, ti fa passare dalla speranza e la fiducia al terrore all’ansia alla rassegnazione. Alla rabbia. Emozioni e sensazioni talmente intense e talmente tutte insieme che si soffocano l’una con l’altra e ti lasciano disarmato.
Oggi è il compleanno di mio zio Mauro. Oggi avrebbe festeggiato. Ma lui era un numero sbagliato.

Durante la mia infanzia ricordo che giocavo con sua figlia, che era di qualche anno più piccola di me. Quanto a lui, lo guardavo dal basso verso l’alto e mi incuteva timore. Era un gigante con gli occhi color blu intenso. Così alto che mi sembrava irraggiungibile. Gli altri zii giocavano volentieri con me che ero la prima nipote. Lui no. Fumava e stava nel mondo degli adulti.
Poi la storia della mia famiglia subì uno strappo. Lo percepii dagli animi agitati dei miei nonni, dalle parole convulse, dalle frasi dette sottovoce, dallo spostamento dei letti nelle camere della casa di campagna in cui passavo le estati. Mauro si separa, torna a casa. Uno scandalo. Un’umiliazione. E allora me lo ricordo sempre nervoso, scostante; rientrava dal lavoro stanco e irritato, si accendeva una sigaretta, si stendeva su un letto decisamente troppo piccolo per lui e non parlava.
Quando era ora di mangiare si alzava. Mia nonna lo scrutava per capire il suo stato d’animo. Mia nonna sempre in ansia per quel suo primo figlio maschio così umiliato.
Ero troppo piccola per capire. Percepivo intorno a me dolore e rabbia. E smisi di vedere mia cugina.
Forse è stato allora che il cuore di quel gigante cominciò a franare. Il fallimento del matrimonio, il clima di guerra della separazione, una figlia piccola con cui prendere le misure e provare a ricostruire una relazione. O forse è stato quando la figlia è stata portata via dalla corrente dell’odio. Come in quei brutti sogni in cui provi ad afferrare la mano di qualcuno, urli, urli forte, ma non ce la fai, e vedi l’immagine sbiadire. Forse è stato allora che dentro quel corpo forte il cuore si è fatto fragile.
Per fortuna la sorte mescola le carte e accanto a Mauro è ricomparsa la vita, sotto le sembianze di una donna piena di luce, che lo ha afferrato e tirato fuori da quello stato di torpore e cupezza in cui si era andato a infilare. Per Mauro fu la rinascita. È proprio vero che la vita genera altra vita. Che l’amore è una potenza che si propaga. Nei miei ricordi il gigante scontroso cominciò a sciogliersi.
Ma ci sono ferite che non si rimarginano, dolori che camminano sottotraccia. Avrò avuto 18/19 anni, ricordo che stavo rientrando a casa dopo aver visto al cinema un film horror, io che gli horror non li posso proprio reggere. Infilai silenziosamente la chiave nella serratura per non svegliare i miei genitori e di scatto si accese una luce. Mia madre mi avvertì che zio Mauro aveva avuto un infarto e stava per morire. In quel momento anche io ebbi un mezzo infarto e mi sentii catapultata in un film horror. I giorni successivi furono drammatici. Un infarto a quarant’anni, una serie di errori medici. Nessuna speranza.
Invece quel gigante che era mio zio ce la fece. Quell’uomo grande e grosso con un cuore malconcio ricominciò a vivere e da lì in avanti celebrò la vita.
Da allora lo ricordo sempre sorridente. Il suo era un sorriso sornione, esaltato da quegli occhi al contempo intensi e teneri. Ha sorriso per vent’anni ancora. Un gigante buono, con un cuore sgretolato, ma comunque aggrappato alla vita. Amandola, godendola, onorandola.
Gli ultimi anni li ha passati ad aspettare un cuore nuovo. Con tutto ciò che comporta: la lacerazione interiore di dover attendere che una vita finisca per dare a lui una nuova speranza di vita. Chi ha avuto la fortuna di stargli vicino in quei mesi, anni, di attesa, ha potuto conoscere la zona di confine tra la vita e la morte.

Ma mio zio Mauro era un numero sbagliato. I pianti di gioia per l’arrivo del cuore “buono” hanno lasciato presto il posto al nulla. Uno sgomento drammatico. Quel corpo grande e grosso non ce l’ha fatta. L’operazione di trapianto è stata troppo lunga? C’è stato un errore medico? La procedura era troppo rigida? Non lo sapremo mai.
Non ho voluto partecipare ai funerali, ero troppo arrabbiata. Con i medici. Con il tempo. Con le ferite che non si rimarginano. Con chi avrebbe potuto amarlo e non l’ha fatto.
Ho preferito salutarlo guardando il mare. Un mare blu, come i suoi occhi.
È passato meno di un anno e sono ancora molto arrabbiata. Ma non posso tradire l’eredità che Mauro mi ha dato e allora alzo il mio calice di vino al cielo e brindo alla vita e a tutti i cuori teneri. Da nipotina a zione.

(foto dal blog “La memoria dispersa”, il dipinto è di Margarita Sikorskaia)

Pubblicato inAmore

1 commento

  1. Anna Maria Anna Maria

    Storia forte e ricca di emozioni delicate.
    La vita ci coglie spesso impreparati ma ci insegna a guardare sempre avanti con caparbietà.
    Brava Sara

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