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Un giorno per cambiare

Ci vedavamo di rado, pur sapendo che la nostra amicizia sarebbe durata per sempre.

Amiche dai tempi delle Elementari, siamo cresciute, quasi, come sorelle e tra noi non abbiamo mai avuto segreti. Ci siamo sempre guardate negli occhi in quei momenti importanti, quando una di noi aveva bisogno di un consiglio, una parola d’incoraggiamento, una spalla su cui piangere o semplicemente, una persona che ascoltasse senza giudicare.

Quando sentii la sua voce al telefono, capii subito che qualcosa non andava per il verso giusto. La conoscevo troppo bene, sapevo che quando parlava a scatti stava trattenendo una difficoltà o un dolore.

Francesca (la chiamerò così ) mi chiese quando potevamo vederci ed io risposi: – Subito!
La raggiunsi a metà strada dopo mezz’ora di macchina.
Quel tempo lo usai per rinfrescare la memoria della nostra amicizia.
Mi aveva dimostrato sempre la sua comprensione in momenti critici, sempre lei si era presa cura dei miei figli quando ne avevo avuto bisogno. Era l’amica che non si tirava mai indietro e ora mi chiamava, era lei che aveva bisogno di me.

Nel piccolo bar dove mi sta aspettando, un ragazzo carino ci porta due caffè e si allontana discreto come se sapesse che abbiamo bisogno di stare da sole.
Niente convenevoli tra noi, solo quel nostro strano modo di scrutarci in faccia, di scandagliare gli occhi e poi chiedere:- Che succede? In contemporanea.
Mario mi ha tradita, l’ho saputo per caso ma, quando ho chiesto direttamente a lui, me lo ha confermato senza nessuna esitazione.

Provai una stretta al cuore, sapevo la loro dedizione, il loro affiatamento.

Ora la guardo e vedo solo un dolore cupo, una espressione dura che mi spaventa. Non è solo delusione, è come se in lei, qualcosa si fosse rotto in mille pezzi e Francesca ne abbia preso atto e me lo stia comunicando.

Mario e Francesca hanno due figli, entrambi frequentano l’università e per loro Mario rappresenta il padre ideale.

Francesca mi comunica, con una voce decisa e fredda che non dirà nulla ai suoi figli, che non vuole far loro capire chi sia, veramente, quel padre tanto amato ma nulla, tra loro sarà più come prima. Di fatto lei si considera già separata.

Ammutolisco e mi cade addosso una grande malinconia, una voglia di piangere che difficilmente mi capita di provare. Penso all’inferno che la mia più cara amica si sta preparando a provare per tutta la vita e ho una gran pena per lei.

Lei non piange, non impreca come farebbe chiunque e a buon diritto, ha pianificato anche il suo dolore, lo fa in nome dei figli, per non distruggere l’ideale che hanno del loro padre e, la cosa più sconcertante, è che ha obbligato anche lui a fare lo stesso.

Quando le chiedo come posso aiutarla, mi risponde semplicemente: “Ascoltandomi senza giudicare, come stai facendo adesso. Nulla deve cambiare ma sarà solo apparenza, reciteremo ancora la parte della coppia felice e andremo avanti senza nessun amore, separati di fatto, uniti in tutto quello che i nostri figli hanno bisogno per la loro serenità.”

Questa è Francesca (ma non è il suo vero nome ) una di quelle amiche che, se è possibile vorrò ancora più bene perché conosco l’inferno che si porta dentro.

Lei lo ha voluto condividere con me soltanto, ha diviso un due la sua pena e io l’aiuterò a portarla.

nell’immagine: Picasso, due donne al bar (1902)

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