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Un imperdonabile errore

 

Guardava tanti piccoli cenni sparsi in terra come cocci di un vetro rotto.
Era un puzzle di attimi incompleti.
Momenti mai colti ed istanti sparsi alla rinfusa. Li guardava giacere inermi apparentemente senza alcuna forma, senza contorni.
Erano volti, corpi senza sagome. Spiagge senza rive. Mari sbiaditi.
Cieli grigi ed assolati ed un numero indefinito di lettere sparse senza alcun senso.
Gli bastò un colpo d’occhio per vedere tutto nitidamente. Per dare un senso a quelle parole scomposte. Improvvisamente comprese ogni cosa.
Lei aveva il potere di parlare senza dire. Un privilegio di pochi.
E lui, al contrario, grande oratore ma grande stolto non era mai riuscito a comprendere l’essenza di quelle parole mute così chiare.

Gli sarebbe bastato un cenno per rimanere lì dov’era prima di quell’attimo. Sarebbe rimasto fermo tutta la vita per come gli aveva chiesto e le aveva creduto.
L’aveva atteso per un giorno intero.
Scandiva il tempo come una vecchia clessidra. Guardava i granelli di sabbia scendere ad uno ad uno mentre insieme scandivano i secondi, i minuti, le ore.
Così si fece sera. Raccolse i cocci di ogni cosa e li conservò nel cuore.
Poi prese il sacco che sarebbe stata la sua cena ed andò via. Promettendo a se stesso di non tornare.
Aveva fatto un imperdonabile errore

la foto è di Antonio Tafuro

Pubblicato inGenerale

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