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UN INIZIO DI GIORNATA

E’ l’alba.
Sono seduto al solito tavolo ove inizio le mie giornate gustando IL buon caffè che ho appena terminato di prepararmi.
Spingo lo sguardo oltre la porta finestra che ho davanti per comprendere in una veduta d’assieme ormai consueta spiaggia, mare e cielo.
La spiaggia è disadorna in questa stagione, sul finire dell’inverno, e piacevolmente deserta in queste prime ore ancora fresche della giornata.
Il mare oggi è una distesa piatta, ravvivata unicamente da qualche leggera increspatura che in lento succedersi s’adagia sulla riva.
Le luci del porticciolo e dell’abitato che gli è a ridosso sono ancora accese. Anche il molo è ancora illuminato e la luce dei lampioni si riflette sull’acqua, animandola, negli spazi lasciati liberi dai pescherecci usciti alla pesca.
Sulla linea della costa si staglia il profilo del promontorio del Circeo e, molto più in là, in altra direzione, sulla linea dell’orizzonte fa capolino l’isola di Ponza. Ancora per poco; presto scomparirà, al mutare delle condizioni di luce.
Da una parte il molo che protegge, limita, chiude; dall’altra il mare aperto che dà profondità di campo, ampiezza di respiro, che attrae, provoca all’andare, riserva sorprese, apre ad un altrove.
Il cielo oggi è ancora scuro, coperto. All’orizzonte si fa spazio però una sottile lama di luce che tende lentamente ad ampliarsi, rischiarando quella zona di mare.
Sporadiche imbarcazioni, per lo più barche di pescatori, attraversano lo specchio d’acqua.
Tra poco tutto sarà più animato.
Gli uccelli, a gruppi o isolati, incessantemente disegneranno traiettorie, planeranno sull’acqua, si leveranno nuovamente in volo, instancabili.
Qualche peschereccio aprirà la fila dei rientri, la spiaggia sarà spazio di scorribande per i cani lasciati liberi dai loro accompagnatori. Si ritrovano, si annusano, si rincorrono, si raggruppano, tornano ai loro amici umani per qualche cerimonia, qualche affettuosità e ripartono gagliardi. Durerà poco. Gli impegni di lavoro ormai incombenti impongono il rientro dalla spiaggia che, data la stagione, ritornerà pressoché deserta.
Una barca a vela è all’ancora, quasi immobile sull’acqua piatta, non accennando ad alcun rollio.

Amo godermi questi inizi di giornata, in questa stagione con ampie distese di sola natura ed ampi spazi di prezioso silenzio.
Sto qui in contemplazione e mi tengo piacevolmente compagnia. Mi lascio andare…
Getto anch’io l’ancora nel mio mare, il più prossimo, il più intimo.
Spero che l’ancora tenga; questo fondale è quello che conosco di meno.
Gettata l’ancora, le vele ammainate, la prora si orienta naturalmente verso la direzione dalla quale proviene il vento.
Al cambiare della direzione del vento cambiano le prospettive…
Che strana situazione! La vita è alle spalle, tanta vita: quest’anno saranno 81.. tante vite.. ma i ricordi li porta il vento: sono tutti di fronte a me. E sono emozioni. E sono sentimenti. E sono situazioni, affetti, passioni, esistenze. Soprattutto esistenze. Quante esistenze hanno incrociato la mia! In questo incrociarsi di trama ed ordito il tessuto della mia vita assume contorni mutevoli, mossi, a tratti irregolari, dai colori variegati, ora tenui ora accesi ma nel complesso il tutto m’appare sostanzialmente armonico.
Epperò la situazione è un po’ confusa. Onirico e realtà, memoria e presente s’accavallano, s’intersecano, a tratti sembra che si fondano.
Il mare davanti a me è calmo, quasi piatto, v’è una brezza appena accennata; tuttavia le acque del mio ancoraggio a tratti m’appaiono mosse, a momenti agitate, attraversate e percosse da un vento a volte teso, anche troppo!

Intanto il sole ha percorso un buon tratto. La luce è ormai tagliente ed intensa e mi riporta alla realtà che è dinanzi a me e che s’impone in tutta la sua bellezza.

E’ bello il qui e ora, questo stato di pace, con un piacevole sottofondo di andante /mosso, significante d’un trascorso intenso, a volte problematico, come s’addice alla Vita, sino ad oggi di equilibrato appagamento…
Amo continuare a frequentare il mondo dei ricordi sognati e ad inseguire i sogni d’un futuro, non so quale né so per quanto.

Ebbene,Si! Amo la vita!
E vado incontro alla mia giornata..

Pubblicato inGenerale

6 Commenti

  1. PierluigiDelPinto PierluigiDelPinto

    Davvero una bella storia. Scritta con il sentimento di un ragazzo di 81 anni in bilico tra i ricordi e la visione del futuro “per quanto”. Mi ha commosso. Bravissimo!

  2. Nadia Nadia

    Racconto intenso e delicato al tempo stesso. Il tempo ed il suo orizzonte sullo sfondo. La Vita e le esistenze. IL caffè, il buon caffè. Grazie per questo racconto!

  3. Ernesto Ernesto

    Non riesco a capire per quale misterioso motivo questa storia, intima e silente, mi faccia pensare a Spleen, una struggente lirica di Baudelaire tradotta da Giovanni Raboni, che dà il nome sia alla poetica di Baudelaire, che ad un certo atteggiamento dell’anima, una forma particolare di disagio esistenziale che si traduce in fertile creatività, capace di oggettivizzare le sensazioni e gli stati d’animo in immagini visionarie.
    Ma qui non c’è disagio, nessuna presenza di pessimismo, anzi.
    E allora? Perché trovo questo inno alla vita così profondamente malinconico e triste?
    La risposta è, purtroppo, nella prospettiva, vale a dire nel timore di non riuscire a proiettarmi in un futuro carico di valore, di sentimento e di “passato” come quello descritto dall’autore.
    Ammetto un pizzico di invidia, o forse la nostalgia per quello che avrebbe potuto essere e non è stato, insomma per l’impossibilità di immaginarmi sereno a 81 anni, intento a guardare indietro e avanti con il medesimo sorriso.

  4. Sara Bonfantoni Sara Bonfantoni

    Che bella storia!!! Intensa! Emozionante! Con uno sguardo hai saputo cogliere gli attimi di una vita intera.

  5. Gesumino Schiano Gesumino Schiano

    Emozionante. Seppur percorsa da un velo di malinconia appare visibile il sorriso.

  6. Carmine De Robbio Carmine De Robbio

    Un bellissimo affresco ed una profonda contemplazione.
    Il mare e la vita, il passato ed il presente, la realtà ed il sogno s’intrecciano in un componimento struggente, pervaso di nostalgia e di ottimismo.
    E’ bello ritrovare in un coetaneo un senso del domani che si riflette nella luce che avanza e che consente di rappresentarci il futuro (“non so quale nè so per quanto”) meritevole di essere vissuto.
    Grazie Mario per questa boccata di speranza in momenti in cui tutto sembra offuscato dalla superficialità.
    Non prevalebunt!

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