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Una brutta giornata

Dio proteggimi dai falsi amici
Da chi fa numero e non conta
Da chi ingrato se ne va per la sua strada
E lascia mani vuote e animo inaridito
Dio trattienimi dal rispondere alle offese
Dalla voglia che mi assale di dirne quattro
E anche più, ma son fortunata i miei occhi
Mandano fulmini e saette più di un temporale estivo in aperta campagna, difficile non vedere l’ira che vorrebbe esplodere.
Dio mi hai dato un dono e una condanna
Mi hai donato memoria abbastanza da
Ricordare il bene ricevuto, il conforto di un amico, l’aiuto nei momenti bui.
Ma mi hai messo addosso una condanna,
Di non dimenticare la stanchezza senza una parola buona, l’indifferenza, la cattiveria, il voltafaccia, l’avarizia dei sentimenti.
Dio perdonami se non sono capace come te.Non sono capace di perdonare le offese. Che ci posso fare? Non dimentico e sto in allerta. Non dimentico la sensazione gelida di essere lasciata sola, l’angoscia del rifiuto, l’emarginazione del diverso. Diverso da chi o da cosa? Mi pace la mia diversità che mi distingue dagli altri, mi differenzia dalla comune omologazione. Non voglio etichette appese al collo, non inseguo i gusti della folla. Mi basta il mio piccolo mondo interiore, i miei punti fermi imparati nell’altro secolo quando una piccola maestra governava da sola 36 bambine in grembiule bianco e fiocco tricolore. C’era un’antica regola, ora assai démodé, per cui gli insegnanti erano universalmente rispettati come educatori in parallelo con le famiglie.

Pubblicato inGenerale

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