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Una grande famiglia

Mio padre era un tipo particolare e passionale. Proveniva dalla campagna florida della bassa veronese.
Amava perciò le piante, e gli animali…
Per fortuna avevamo una casa in pieno centro ma grande, comprata, prima che io nascessi, proprio da lui, d’istinto.
Per lungo tempo metà delle stanze restarono da sistemare e non abitabili.
In questo modo mio padre poté riprodurre, in miniatura, qualcosa che probabilmente gli mancava.
L’ultimo piano, in particolare, era del tutto vuoto. Un posto ideale, secondo lui, per cucciolate di conigli.
Il secondo piano accoglieva una veranda, dalle vetrate colorate, gialle e blu, e lì lui mise una colombaia e dei pulcini.
Al piano terra, un atrio che dava sul cortile ospitava un elevato numero di gabbie, dove sempre lui faceva con grande arte riprodurre i canarini.
E in cortile due cani tanto belli quanto pazzi: un pastore belga bianco e un segugio.
Per una bambina era tutto molto divertente.
L’ immaginazione fervida di mio padre gli permetteva inoltre di raccontarmi storie spassose, a partire dal gatto siamese che mi avrebbe regalato e che avrebbe mangiato con coltello e forchetta.
Non mancavano infatti gatti, criceti, cocoriti…

Tutto questo non avvenne contemporaneamente: questi animali non vissero tutti assieme, ma in diversi momenti della nostra storia.
A me, però, come in una fiaba, piace pensare alla mia casa costantemente piena di animali, dal primo all’ultimo piano, che convivevano con una altrettanto numerosa famiglia: due genitori, una tata e sette cuccioli umani, ancora una volta fortemente desiderati da mio padre.

Immagine dal web

Pubblicato inAmore

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