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Una luce rossa allunga la mano…

Cominciando da oggi,
tratta chiunque incontri come se stesse per morire entro mezzanotte.
Papa Francesco

Incontrai un giorno un signore distinto.
Non lo conoscevo, eppure aveva voglia di ascoltarmi.

Sono sola, ho dodici anni. Sono in una chiesa troppo piena, e quindi troppo vuota: solo chi ha fede dovrebbe frequentare certi luoghi.
Ho mal di schiena, perciò mi appoggio ad un pilastro.
La liturgia mi rende nervosa con i suoi riti e le sue regole, i suoi profumi nauseabondi a cui sono costretta.
Solo una nicchia mi accoglie, e come ogni volta attira la mia curiosità di bambina.
Dentro c’è la “mia cara Santa”, Santa Lucia, quella cieca, che la notte del 13 dicembre fa cadere dal soffitto i dolci e la mattina porta i regali.
Chissà perché non può vedere ma nonostante tutto sa, mi chiedo.
Passa di lì il sagrestano, raccoglie le offerte, ma io non ho denaro con me e perdura il mio dolore, che mi costringe a sostenermi. Quindi mi rimprovera per l’atteggiamento poco riverente…
Fuggo, fori subito da lì!, e mi accascio, sotto una volta poco lontana.
Un uomo (ma esisteva davvero?) mi chiede perché io pianga, mi chiede di parlare con lui di cosa mi stia succedendo.
La paura è più forte, mi hanno insegnato a non dare fiducia agli estranei. Scappo, ancora.

Ho sempre rimpianto quel signore distinto, che mi offriva la “sua mano”. Che fosse Santa Lucia? Da piccoli possiamo percepire l’invisibile!
A volte il pericolo è dove non dovrebbe essere e la comprensione dove ti insegnano che non c’è.
La purezza si trova in luoghi che non possiamo vedere ma che dobbiamo cercare. La immagino rossa, non bianca, come i petali di un fiore acceso e vivo che non si arrende.

Foto di Lulamae

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Published inSogni