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Una sera a Santa Lucia

da una rimembranza degli anni trenta scritta da mio padre Gennaro Viglietti

E’ il tardo pomeriggio di una calda domenica di estate, di molti anni fa, la carrozza di vimini dipinta di rosso, con il suo ombrellone ornato di frange bianche, stava per finire l’ultimo viaggio della giornata: era adibita al trasporto, naturalmente gratuito, dei bagnanti che recavano al bagno “Eldorado” proprietario della stessa carrozza.

Il tragitto percorso giornalmente dalla carrozza era dalla fermata tranviaria di Via Santa Lucia, fin giù al Borgo Marinari, esattamente davanti al bagno Eldorado, e viceversa.

Il povero ronzino con sulla testa un grosso cappello di paglia, da quale fuoriuscivano le orecchie avanzava con passo lento e cadenzato sul selciato del ponte che congiungeva il Borgo ed il Castel dell’Ovo con il lungomare di Via Caracciolo.

Quantunque stanco era lui, il cavallo, a condurre la carrozza e non il cocchiere, in quanto questi preso dall’afa e dalla stanchezza, sonnecchiava su in serpa, infatti si vedevano le redini che gli penzolavano dalla mani e poi erano anni che faceva la stessa strada.

Da qualche ora era finita la popolare festa della N’Segna.

Al centro del porticciolo si notavano gli addobbatori ed i carpentieri che smontavano il palco reale, allestito su un grosso pontone galleggiante.

I “luciani” del Pallonetto erano tornati alle loro case per cambiarsi gli abiti bagnati per via dei tutti fatti in mare vestiti.

Intanto giù al Borgo, lungo tutta la banchina, che cingeva la piccola isola di Megaride, vi era tutto un via vai di persone: ostricari, venditrici di taralli e di acqua zurfregna, si andava allestendo un rustico e caratteristico quanto unico salotto in riva al mare, illuminato dalla luna piena che nel frattempo cominciava a fare capolino da dietro alla sagoma maestosa del Vesuvio.

Tutto si preparava alacremente. di lì a poco sarebbero cominciati ad arrivare, dai vicoli stretti e maleodoranti, i popolani: dai Quartieri Spagnoli, dalla Pignasecca, dalla Sanità, dalla Ferrovia, quel popolo minuto che per pochi soldi avrebbe trascorso una serata diversa, vicino al mare di Santa Lucia, seduto su quelle sedie impagliate ed innanzi , su traballanti tavolini, frutti di mare, taralli e mummarelle colme di acqua zurfregna e – perchè no? – qualche ruoto di melanzane alla parmigiana portato da casa ma senza nulla da invidiare ai clienti dei famosi ristoranti che vicini si affacciavano su quella banchina fatata.

E poi quella era una serata tutta particolare. In mattinata si era svolta la festa della N’Zegna, iniziando su dal Pallonetto di Santa Lucia con il corteo reale, con dame e dignitari e guardie reali: naturalmente tutti in costume dell’epoca borbonica, finito, dopo un breve giro per la città, in un bagno generale, in omaggio ai Re Borbone come voleva la vecchia tradizione.

In quel momento, a completamento della giornata festiva, si udivano a distanza, trasportati dall’eco che rimbalzava sulle mura antiche e storiche del Castel dell’Ovo, i rintocchi delle campane e i suoni delle fanfare; infatti in Via Santa Lucia, accompagnata dai fuochi multicolori dei bengala e da una folla di popolo, si stava svolgendo la processione di ringraziamento alla Madonna della Catena.

Ed ecco finalmente è sera: si alza il sipario su questo scenario indimenticabile forse unico al mondo. Dai Circoli Nautici sono stati issati i gran pavese, illuminati da cento, mille e più . lampadine. Dai ristoranti si alzano le melodie delle orchestrine dei famosi posteggiatori con i loro mandolini chitarre e violini. Dai numerosi banchi degli ostricari sparsi lungo tutta la banchina si spande per l’aria il delicato profumo dei frutti di mare e delle alghe marine.

La Luna alta nel cielo illuminava il golfo; il mare con i suoi riflessi argentei ha un aspetto incantevole, il Vesuvio è meraviglioso.

Lo Zeffiro che spira dal Capo di Posillipo rinfresca l’aria e mescola a suo piacimento il profumo delicato dei frutti di mare con quello appetitoso e fragrante dei fritti di pesce e degli spaghetti alle vongole dai vicini ristoranti.

Lo sciabordio dell’acqua di mare vicino alla banchina ed alle barche ormeggiate ad essa, fa da coro a questo singolare accoppiamento di profumi canzoni e musica.

Le ultime luci si sono spente da un pezzo, le prime barche dei pescatori si dirigono al largo, qualche nottambulo si attarda ancora per via Santa Lucia.

Le prime luci dell’alba fugano le ultime ombre della notte, un nuovo giorno sta per cominciare..mentre il tempo cancellerà cancellerà nell’oblio sogni ricordi..e fantasia di una meravigliosa serata di tanti anni fa.

Nun è nè suonne nè fantasia

e nemmeno poesia 

ma sule ricordi e nustalgia,

e Napule bella mia

Gennaro Viglietti

nell’immagine: Borgo Marinari, 1939, foto Aufsberg, per gentile concessione di Stefano Gradogna, Napoli Sparita

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Published inLuoghi
  1. Ciro NOTARO Ciro NOTARO

    Nostalgica descrizione ricca di particolari. IMMAGINO la Napoletanita’ sana fatta di colori e profumi veraci.
    Bel racconto, bei ricordi.
    Complimenti ©`iro

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