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Una tovaglia a quadri e un fiore bianco

Da quanto tempo…
Da quanto tempo non ti vedevo: chissà come saresti stato, e come sarei apparsa.
Un invito, dopo ben dieci anni, ad una serata in musica, panini, vegani e non, hai precisato, e birra.
Un casolare, immerso nel verde.
Sono arrivata, entrata in un altro mondo.
Un’atmosfera magica…
Vent’anni da quell’incontro in cui, in una piccola scuola “di frontiera”, io era già là e tu stavi per arrivare.
E non sapevo che burrasca avresti portato, propriamente tua, dentro e fuori di te.
Io e te, apparentemente l’acqua e il fuoco, inverosimilmente fuoco e fuoco.
Non ricordo battute, considerazioni più acute, nel non sense del tuo discorso. E quindi dei nostri discorsi.
Non ricordo risate più sincere.
Il vero nell’assurdo, l’assurdo nel vero.
Di quando è meglio non dire, ma in qualche modo bisogno dire…
È meglio suonare, esprimere così le emozioni più nascoste, con dita fluide tra le corde di un violoncello.
Che ieri sera tremavano sotto gli alberi, risuonavano tra le pareti di un albergo fuori dal tempo, tra gli orti e le barchesse.
Catapultata in un sogno, ho riso, tanto…
Ho sentito le vibrazioni del corpo tra le note di un concerto ai più nascosto, ma meraviglioso.

Tra panini vegani e non, una tovaglia a quadri, e soffi di vento, e foglie e splendidi fiori bianchi.

Foto di Vally

Pubblicato inSogni

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