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Una vita per gli altri

 

Rosina era forte!

Minuta, allegra e forte; di quella forza ereditata da una madre che, rimasta vedova a 43 anni, aveva tirato su 9 figli da sola. Era la maggiore Rosina, occhi verdi e passo veloce, amava la terra e la sapeva coltivare.

La ricordo col fazzolettone bianco legato in testa, le maniche arrotolate mentre impastava il pane e intanto mi spiegava la procedura, dall’ impasto alla lievitazione e via via, fino alla cottura. Che peccato non aver registrato i suoi racconti! Per me il pane di Rosina era un miracolo, come i suoi ortaggi raccolti dalle piante e non comprati al supermercato. Amava la compagnia ed era capace di ospitare, alle sue lunghe tavolate, parenti e amici, senza risparmiarsi la fatica.

Ci incontravamo d’estate, durante le mie ferie e seppure tanto diverse, ci stimavamo e ci volevamo bene. Ebbe tre figli Rosina: due gemelli maschi e una bambina e li aiutò a crescere con la sua didattica di donna semplice e spartana, Niente fronzoli per Rosina, solo concretezza e quel suo andare avanti, sempre, anche quando una disgrazia gli portò via un figlio e due nipotine. Prese quel dolore, immenso e lo seppellì nell’anima; non si pianse addosso né si lasciò andare; un marito fragile in salute, aveva bisogno di lei, una figlia lontana chiedeva attenzione e Rosina continuò a esserci per tutti, ferita nell’ anima ma sempre sorridente.

Mi sono trovata spesso ad osservarla nel suo modo frenetico di lavorare, dopo che quel grande dolore l’ aveva colpita e percepivo tutta l’ intenzione di non pensare, di continuare, per gli altri come se nulla fosse.

Rosina aveva fatto solo suo quel dolore, se lo teneva stretto dentro come un mostro e gli teneva testa come poteva, Non lo lasciava trasparire ma sapeva che era li, annidato e distruttivo.

Forte, indomabile, altruista e generosa Rosina; ha vissuto ( o sopravvissuto ) gli ultimi anni della sua vita solo per gli altri, ha cercato di trovare pace e serenità per i nipoti, i fratelli e le sorelle ma il suo Grande cuore era a pezzi e non ha retto più quella sua parvenza di vita; quella che viveva per gli altri mentre avrebbe voluto piangere tutte le sue lacrime di madre.

Addio Rosina, ti ho voluto bene e ti ho sempre ammirata e rispettata; per me non eri, solo una cognata ma una sorella maggiore che mi ha insegnato tanto.

Ho voluto ricordarti così, semplicemente!

 

Pubblicato inAmore

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