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Vale, o i richiami del temp(i)o.

I poeti maledetti ammiravano un tempio, fatto di profumi, colori, suoni.
Richiami.
Non c’è luogo che non ne ricordi un altro, odore che non faccia ingresso per ricordarci chi siamo e da dove veniamo.
Profumo di noce moscata e di rose, alla tavola apparecchiata.
Azzurro il mio mare, verde la mia campagna. Viola il mio fiore.
Volo tra i miei mille cieli, di un tempo e di adesso, e non trovo il punto fermo, quello che divide, delinea e definisce.
Richiami sono le voci.
Quella di chi mi chiamava per nome, sonoro e dolce, aperto nelle sue vocali, augurale, un antico saluto.
Di chi gridava e mi diceva “vieni”, per tenermi stretta al suo cuore.
Note e vibrazioni, in continuo movimento, che mi dicono “esisti”.
Versi sciolti, che ondeggiano senza sosta e si mescolano al pulviscolo della strada che percorro.
Vita che sorge, declina e risorge.
Un gemito, di chi chiedeva aiuto, una risata, di chi finalmente è felice.
Richiami di tempi occorsi che bussano forte alla porta.

Immagine dal web.

Pubblicato inSogni

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