Salta al contenuto

Vi ricordate la segretaria di Perry Mason?

Vi ricordate la segretaria di Perry Mason?

Si chiamava Della era discreta e indispensabile. Sempre con il vestito giusto e i capelli immobili sulla testa. Tutti i casi si risolvevano grazie al suo contributo.
Quello era il mio modello da adolescente, volevo essere come lei, imparare a scrivere velocemente a macchina e togliere i problemi al mio capo!

Finita la scuola media mio padre voleva che mi iscrivessi alle Magistrali.

Lui mi vedeva “Maestra”, ma io ancora innamorata del mio mito combattei per iscrivermi ad una scuola professionale che mi avrebbe permesso di andare a lavorare presto come segretaria d’azienda. Una scuola lontanissima da casa mia. Prendevo l’autobus alle 6 del mattino e tornavo a casa che era quasi notte.
Si facevano sei ore al giorno, materie di cultura generale, inglese, francese e le famose dattilografia e stenografia.

Fin dal primo anno capii che in fondo queste due materie non erano poi tanto interessanti, anzi mi annoiavo a scrivere con quei segnetti che poi neanche riuscivo a decifrare, ma per orgoglio andai avanti.

Al secondo anno cambiarono tutti i professori.

Arrivò la nuova insegnante d’italiano che già dai primi giorni incantò tutti per la sua eleganza, cosa rara nelle altre professoresse e in noi ragazze che avevamo l’obbligo di indossare il grembiule nero! Lei vestiva come una zarina, in inverno indossava uno splendido cappotto verde scuro lungo fino ai piedi, con gli alamari dorati. I capelli biondi raccolti dietro la nuca con uno chignon fermato da splendide spille.

Era la fine del 1967 e i fermenti all’esterno entravano nella scuola con discrezione. La nostra era una classe femminile e tutte avevamo l’esigenza di finire presto la scuola per poter andare a lavorare.

La “Zarina” iniziò il programma scolastico con lo studio dei Promessi Sposi. Lo avevamo già studiato l’anno prima ma con lei sembrava un’altra storia! Lucia era una donna e non una bambolina tra le grinfie di Renzo o di Don Rodrigo! Cominciammo a parlare della sofferenza delle donne e di quanto fosse difficile per noi anche studiare. Iniziammo a capire che esistevano “diritti” anche per noi ragazze e che i modelli femminili da fotoromanzo che ci avevano riempito le menti non ci piacevano più.

L’anno successivo la “Zarina” fu trasferita in una succursale.

Alla fine del terzo anno ci fu l’esame di fine corso. Proprio in quell’anno il Ministero istituì il biennio aggiuntivo per gli istituti professionali che avrebbe dato diritto al diploma d’istruzione superiore.

Durante gli esami incontrai la “Zarina”.

Mi chiese che cosa pensavo di fare l’anno successivo ed io senza pensarci due volte risposi che avrei voluto continuare a studiare. Non ne avevo ancora parlato con i miei genitori, ma d’altra parte nessuno mi avrebbe presa in considerazione per un lavoro, troppo piccola e timida, sembravo una bambina spaurita! Mi salutò con “Allora in bocca al lupo per l’esame e ci rivediamo l’anno prossimo”.

Iniziò il quarto anno in piena contestazione! Ci furono gli scioperi, le barricate, dove noi ci mescolavamo con i ragazzi del vicino liceo classico! La polizia dentro la scuola. Buttammo i grembiuli neri e indossammo le minigonne!

Tanti professori senza carattere che si nascondevano dietro il programma scolastico e non volevano capire quello che stava succedendo. E poi c’era lei, la “Zarina” che in quelle poche ore di lezione che le concedevamo ci spiegava Italo Svevo, Vittorini, Silone, Pasolini.

Ci faceva leggere in classe perché sapeva che non lo avremmo fatto a casa.

Ci portò a vedere Il Vangelo secondo Matteo di Pasolini e ci insegnò a guardare oltre!

Ci insegnò a non accettare passivamente quello che ci veniva detto, da qualsiasi parte arrivasse!

Iniziai a lavorare facendo la segretaria, ma non sono mai stata Della!

La “Zarina” mi ha aiutato a essere una persona consapevole dei propri diritti sul lavoro e nella vita!

Grazie Professoressa Preite!

Published inGenerale
  1. PierluigiDelPinto PierluigiDelPinto

    Un titolo che acchiappa e “marca” un periodo storico, quella fase che tutti abbiamo attraversato in sospensione tra i primi miti di una nascente televisione e la realtà in improvviso mutamento nella fine degli anni sessanta. Ce la fai vivere bene quella sospensione, ci porti dentro a quel tempo, ci fai tornare indietro, ci fai pensare alla strada lunghissima che abbiamo percorso – voi donne molto più di noi uomini – per affermare il diritto ad “essere”, ad avere una propria identità, a poter scegliere qualsiasi cosa senza condizionamenti. Ieri era la “giornata contro la violenza sulle donne” e mi è venuto da pensare che in Italia solo nel 1981 è stata abolita l’odiosa norma del codice penale che prevedeva il “matrimonio riparatore”. Ci è voluto il tempo delle lotte. E questo è potuto succedere solo grazie a donne come la “Zarina” del tuo racconto e a te. Grazie Roberta!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *