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Vincoli La Recensione di Pier

La frase che è l’incipit: “Edith Goodnough non vive più in campagna. Ormai sta in città, in ospedale, in quel letto bianco, con un ago infilato nel dorso della mano e un uomo che la sorveglia nel corridoio, fuori dalla sua stanza. Questa settimana compie ottant’anni: una donna linda, bella con i capelli bianchi, che in vita sua non è arrivata a pesare cinquanta chili.”

Chi lo ha scritto E’ il primo libro di Kent Haruf, pubblicato nel 1984 quando aveva 41 anni ed insegnava inglese; non fu un successo letterario ma servì a farlo conoscere e stimare dallo scrittore John Irving, suo insegnante all’Università che da allora gli diede consigli e lo affidò al suo agente.

Di cosa parla. Siamo ad Holt, il paesino immaginario dove Haruf ambienterà tutti i romanzi. Questo è in prima persona: il narratore si chiama Sanders Roscoe. La storia è quella di Edith Goodnough, dei suoi genitori arrivati a fine ‘800 dallo Iowa, di suo padre Roy, di suo fratello Leyman, del suo amore per John Roscoe – il padre di Sanders – e di tutte le traversie che hanno segnato la sua vita fino a portarla, a ottant’anni, in ospedale sorvegliata a vista.

Cosa ne penso Kent Haruf sa raccontare le storie: accende subito la curiosità del lettore presentando quella che sarà la protagonista principale e che diventerà un personaggio indimenticabile, al quale legarsi affettivamente e per la cui sorte soffrire. Edith appartiene ad una tipologia di persone diffusa: coloro che scelgono, per senso di responsabilità, per dovere etico in nome della “famiglia”, oppure solo per paura, una vita grigia e silenziosa, difficile e faticosa ma che imparano a rischiararla con un sorriso ed a tramettere empatia con piccoli gesti e scarne parole.  Haruf ce ne parla senza far trasparire un giudizio sulle sue scelte o una condanna per chi e cosa l’ha portata a finire in quel modo. In questo primo romanzo – come capita a tutti gli autori alla prima scrittura – abbonda in descrizioni e in particolari spinto dalla voglia di mostrare, ogni tanto, la capacità di armeggiare un vocabolario ricco e colto, anche a discapito di quella linearità ed essenzialità che diventeranno, nei suoi romanzi successivi, la sua cifra stilistica.

Consigliato, Pier, Aprile 2024

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