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Voglio il rossetto

Ci nascondevamo in bagno con mia sorella e lì, senza alcun tutorial a gestire il nostro make- up , anzi ” trucco” che in italiano rende meglio, fingevamo l’ ” adultitá”, per dirla alla Zalone.
Ombretti, matite, rimmel e, dulcis in fundo, il rossetto. La scatola dei cosmetici di mamma non aveva segreti per noi due mariuole a contravvenire ai divieti imposti dall’ età.
La porta chiusa a chiave del bagno celava un mondo dietro cui due ragazze sperimentavano le avvisaglie della femminilità, sbattevano le ciglia improvvisamente allungate , facevano le facce strane imitando le attrici e poi, la posa delle labbra, senza che alcun selfie ne dovesse immortalare il broncio finto.
E il rossetto a sottolineare la natura senza bisogno di Freud a investigarne l’inconscio.
Rosa perlato per Monica, delicato e forte come quel suo Io che non conosce tentennamenti.
Rosso intenso per Marina come quella cacofonia di emozioni che sempre l’ha ” perseguitata”.
Il rossetto, accessorio femminile per antonomasia, elemento imprescindibile di ogni borsa, uniposca ad evidenziare quella curva sul viso di una donna.
E io che amo sorridere di me stessa, delle mie battaglie e sconfitte con tenerezza, sorridere alla Vita con tutto l’ amore o la rabbia di cui sono capace, adoro il rossetto perché evidenzia il sorriso, lo rende incontrovertibile.
Rosso. Fuoco. Vivo.
Visibile. Appariscente come un giubbotto catarifrangente che non può non vedersi neppure dentro la nebbia o nella notte più nera, persino dentro le tempeste dell’anima.
Da quasi due anni la mascherina mi impedisce di usare il rossetto. Lo ” sbava”, sfoca l’immagine del sorriso, tolta la maschera ,resta il senso distorto di un bacio intenso che ha sfasato i contorni del vivere, il viso disfatto di una prostituta dopo il suo lavoro privo di amore.
E la matita colorata non ha lo stesso valore del rossetto, quella pastosità che ammorbidisce le labbra, che fa dire alla bocca, come a un amante estasiato:- ti mangerei-
Quindi niente rossetto. A casa ogni tanto, nelle feste terribili di poche anime contingentate , lo passo sulle labbra a rammentare l’ebbrezza di quel rosso ribelle, spesso inviso persino a chi mi sta vicino.
Così sono andata a mare. Quel mare d’ inverno solitario e raggiante per potere essere chi è veramente. Come me.
Quella me che ha aperto la sua borsetta- emporio, ha tirato fuori il suo rossetto rosso intenso come la gioia che provava di essere libera dalla mascherina , e lo ha passato sulle labbra, con cura, quella cura meticolosa che si mette per andare all’appuntamento con chi si ama.
Ero lì…e lo sguardo del mio Mare mi ha ripagata dell’apatía indotta della prigionia del morbo.

Pubblicato inDonne

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