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Volo AZ

… volo AZ …
ovvero: e quindi uscimmo a riveder le stelle

Sulla riva del fiume: qualche centinaio di metri dalla foce.
Scorre, lento, nel buio illuminato dalla luce fioca della luna; camminamenti di legno cui, nervosi, legati di poppa e di prua, ondeggiano piccoli mondi a seguire ed a contrastare una forza che scende o un’altra che sale.
Fruscii, improvvisi, ora violenti ora placidi a seguire l’impeto gravitazionale di un vento marino che ha con sé il profumo misterioso dell’avventura lontana e quello, a contrasto, della terra bagnata e fungina.
Spruzzi!. Li ascolti più che vederli: pesci saltano misteriosi nel buio a visitare quel mondo per loro alieno fatto di una corrente diversa; quella corrente ariosa che solletica le squame e scuote le pinne allo stesso modo in cui rabbrividisce una pelle, si scompigliano i capelli, lacrimano gli occhi.
Uomini e pesci; cacciatori e prede, nel mentre che lontana, alle spalle della torre, un’alba sin troppo attesa nelle solitarie ore di veglia, lentamente si instrada al suo dovere giornaliero.
Quante volte ha pensato alla propria isola che non c’è; quante volte si detto prossimo al traguardo poi rimanendone deluso; troppe le volte in cui quel sogno è rimasto solo un sogno.
Alla fine quel guscio di noce è rimasto attraccato a delle stantie assi a correre: consunte e fradice di salsedine, lungo la foce del vecchio fiume a perdersi nel mare.
Ventuno piedi di mondo scarrocciano al ritmo di una marea sonnolenta. La luce fioca della cabina si riverbera sul ponte portandosi dietro il suo leggero ronfare. Una serata diversa spesa alla fantasia di un incontro programmato ed atteso; una preparazione inventata alla meglio per una cena ad atmosfere romanticamente complici e salmastre.
“ Landed “ dice il pannello ed ora si guardano e quasi timidi si sfiorano mentre il mondo lentamente scompare alla vista!
Il vino dei colli senesi ad innaffiare il colloquiare rilassato; il sottinteso salace, la malizia a far capolino, il desiderio a serpeggiare tra un boccone e l’altro, tra un sorso alcolico ed uno sguardo di nuove ed istintive intimità come da sempre fossero state: sognate, immaginate, mimate e mai troppo vere come gli occhi negli occhi, le mani nelle mani, i sorrisi a confermare certezze divenute tangibili e finalmente fatto compiuto!
La scomodità di un giaciglio aggiustato alla meglio, la frenesia di un gioco via via meno paziente all’incedere della notte che insegue l’invidioso soffiare del vento; la passione si accoppia con l’ondeggiare della liquida corrente mentre le mani si accarezzano, si scovano, si stringono; i corpi si sfiorano, si agitano, si allontanano e si avvicinano, si esplorano riconoscendosi, si parlano e si ritrovano, si fondono e diventano essi stessi onde di marea!
Il sangue nelle arterie viaggia a mille nodi; le ancore delle inibizioni si staccano dalle loro catene e precipitano libere verso il fondo più profondo mentre parole sconnesse di un discorso primigenio lasciano alle orecchie soltanto l’istintiva comprensione del piacere crescente. L’amore!, una parola sempre più prosaica in un mondo assassino, trionfa nell’anima prima ancora che nel corpo ed esplode, bomba maestosa e gioiosa nell’unisono di una comunione che si perde nel vento.
L’amore senza attributi!
Quello ad essere bene assoluto, sacrificio e godimento, passione e delicatezza, gentile rudezza e violento dolce trasporto; l’amore che non ha bisogno d’altro: se ne sente l’odore, il sapore; è nell’aria che respiri, nel momento magico di una parola sussurrata; nel sogno ad occhi aperti ed in quello da cui non vorresti svegliarti mai perché:
“ amor ca nullo amato amar perdona! “.
E le labbra, finalmente si uniscono, i respiri diventano uno solo nel momento stesso che: lava vulcanica condivisa, due anime amorose, amorevoli, innamorate ed improvvisamente placide e soddisfatte si abbandonano l’una nelle braccia dell’altra.
Ed ora Lei è lì che sottocoperta se la dorme e sorride; lui la guarda e se ne bea; la accarezza con gli occhi; la bacia sfiorandole i capelli con un soffio, lisciandosi la barba che bianca di anni si confonde nella nebbia novembrina che sottile entra degli oblò mentre il grigio di questa mattina: strana nella sua unicità marinara, tenta trasformazioni d’azzurro frastagliando macchie più scure a scorrazzare nel cielo.
E la notte corre via verso i sogni di altri ad accoglierla!
Il vento gli scivola sul collo e lungo la schiena. Brividi improvvisi gli tendono i muscoli; si stringono le dita attorno ad una lenza speranzosa ed improvvisa che si perde nella corrente.
Gabbiani senza fretta risalgono il fiume pentendosi di quello spirito avventuroso che li aveva spinti al largo: più facile e comoda la ricerca in qualche discarica urbana.
L’inaspettato verso di una civetta squarcia l’intorno sempre più chiaro!
Lo sguardo gira intorno confuso frastornato dal sapore di mare che lentamente modifica sé stesso in quello di un caffè ad evadere da una finestra che si apre sul verde di un giardino; un tappeto di foglie cadute ammorbidisce il ponte della barca canta al suo calpestio: passo dopo passo, nell’avvicinarsi al cancello di casa che è lì, solo pochi metri dopo la curva della strada. E’ un sabato strano questo …
mentre il tempo sembra non voler passare mai !

Pubblicato inAmore

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