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Zietta Liù

Ebbene sì, io sono nato proprio in una Compilation Musicale. Mio padre, poeta ed autore di testi di canzoni, mia madre cantante e pianista, ospitavano ogni fine settimana, vari musicisti ed artisti napoletani a casa dove trascorrevano piacevoli serate a cantare e suonare. Io, ancora piccolissimo, conoscevo tutte le canzoni in voga ed ero un grande appassionato di Fred Buscaglione, del quale, fra le risate di tutti, facevo le imitazioni. Una sera della primavera del ’54 il maestro Ruocco (autore di Suspiranno ‘na canzone) portò in regalo un 78 giri appena uscito: Arrivederci Roma di Renato Rascel. Dopo l’ascolto il brano fu suonato al piano dallo stesso maestro e mia madre lo cantò più volte con il coro dei convenuti. Io l’imparai a memoria subito. Dopo un paio di settimane lei stessa mi portò a fare una audizione da un personaggio molto amato negli ambienti culturali della Napoli degli anni ’50, nota con il nome di Zietta Liù, al secolo Lia Maggiulli Bartorelli, soprannominata la “Montessori napoletana”. Aveva preso il posto di Matilde Serao in una rubrica del giornale “Il Mattino”. Ci presentammo nel teatrino da lei gestito in via Bausan 24, dove in quel periodo, collaborando con gli studi RAI di Napoli, cercava bambini talentuosi da inserire in spettacoli per la nascente TV dei Ragazzi che avrebbe avuto il suo esordio televisivo a giugno del ‘54. Mia madre, molto orgogliosa di me, le disse come mi chiamavo e lei sorridendo mi accarezzò il viso ed esordì “Armandino come sei carino, mi è stato detto che sei un bravo cantante. Sali sul palco e accordati con il maestro su cosa vuoi cantare”. Salii i tre gradini e dissi al maestro che volevo cantare Arrivederci Roma. Lui mi guardò un po’ stupito e disse “…..e in che tonalità la vuoi”. Che ne sapevo io di tonalità e dissi “Quella che vuoi tu”. Fece qualche nota e mi invitò a cantare con un movimento della mano. Ero molto emozionato. Tante persone sconosciute ma cominciai a cantare. Guardavo mia madre e Zietta Liù, rincuorato dal loro sorriso. A metà del ritornello quest’ultima si alzò in piedi battendo le mani ed interruppe la mia esibizione dicendo “Bravissimo, sei stato bravissimo. Sei dei nostri. Dalla settimana prossima ogni martedì e giovedì qui per le prove”. Mia madre, a casa, raccontò soddisfatta l’esito del provino a mio padre che mi abbracciò con affetto. Il martedì successivo, appena arrivato a teatro, mi fu consegnata , come a tutti gli altri bambini, una calzamaglia intera bianca da indossare negli spogliatoi. Entrando dietro le quinte vidi uscire una bambina con la stessa calzamaglia bianca ed un tutù di tulle intorno alla vita. Fui preso dal panico. Avremmo dovuto indossare anche noi maschietti il tutù? Ci avrebbero fatto ballare con le femminucce? Come se fossimo femminucce? Che vergogna. Scappai dal teatro uscendo dalla finestra al piano terra e mi rifugiai sotto un albero della Villa Comunale. Dopo un po’ mi vennero a cercare, sentivo gridare il mio nome un po’ dappertutto ma, per più di due ore, rimasi nascosto. Poi sentii mia madre piangere e la raggiunsi. Mi abbracciò fortissimo da non farmi respirare e mi promise che, se non volevo tornare, non saremmo più andati a fare le prove. Capii, dopo qualche tempo, che non avrei dovuto ballare, ma ormai l’occasione era persa. Così non avevano fatto altri bambini prima di me, come Fausta Vetere, i fratelli Bennato, Beppe Barra e tanti altri, lanciati proprio da Zietta Liù. La mia Compilation Musicale, appena iniziata, sembrava finita e invece non si è più fermata da allora. Ho continuato a cantare e suonare per tutta la vita e tuttora lo faccio. Viva la Musica

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